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Vivre La Vie a Ferrara: Una Città Capace Di Far Vivere Bene

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Ferrara, sera,in apparenza una come tutte le altre. C’è poca gente in giro per il centro: la settimana è solo agli inizi ed è ancora presto per pensare a svagarsi. Piazzetta Municipale, Sala Estense, sempre impeccabile nell’offrire grandi spettacoli. Veniamo accolti col sorriso dalle volontarie del Mantello, liete di prendere parte alla realizzazione di una serata così importante e di vedere così tanta partecipazione da parte nostra, il pubblico. Entriamo. Ormai l’ambiente lo conosciamo bene, ma non capita spesso di vedere la sala piena nonostante manchi più di mezz’ora all’inizio dello spettacolo. Il posto si trova comunque. Ci sediamo e finalmente si apre la serata…

Dopo un cappello introduttivo esaustivo del presidente del Conservatorio Frescobaldi, Teo Ciavarella, pianista eccelso dal curriculum infinito, nonché docente di pianoforte del Conservatorio Frescobaldi, e Anja Rossi, giornalista e responsabile della comunicazione del conservatorio di Ferrara, occupano il palco e ci illustrano la serata. Il tema centrale è l’internazionalità della musica, l’unione di lingue, stili diversi e persino di strumenti che raramente si vedono realmente suonare contemporaneamente sullo stesso palco. E infatti la serata ha un sapore variegato, sfizioso in tutte le sue molteplici sfumature. L’orchestrazione tra umorismo nelle presentazioni dei brani (chi conosce bene Ciavarella sa quanto sia abile a far ridere il pubblico, e anche Anja si rivela non essere da meno) e pathos nella loro esecuzione è perfetta. Il tempo si ferma: le nove e un quarto non passano, eppure la scaletta sta procedendo, veloce e intensa come un sogno. Si esibiscono i talenti del conservatorio: alcuni tra i migliori allievi e i sempre disponibili insegnanti formano l’ensemble “Archinjazz”. Il nome non potrebbe essere più appropriato: il Dipartimento di Jazz e quello Classico si mostrano uniti sullo stesso palco, il risultato è un ensemble di archi di tutto rispetto sostenuto da una ritmica moderna, jazz e latin, con tanto di percussioni caratteristiche, e incorniciato dalla grinta dei sassofoni.

I musicisti che si esibiscono sono veramente tanti (Ai violini: Marcella Mammone, Giulio Signorile, Pasquale De Pinto, Francesco Ferrati, Gianmarco Pavone e Angelo Di Nino. Alle viole: Achille Galassi e Marta Fergnani. Ai violoncelli: Fernando Caida Greco, Alessandro Malavasi. Al contrabbasso: Stefano Galassi. Al pianoforte: Teo Ciavarella. Ai synth e tastiere: Davide Fasulo. Ai sax: Roberto Manuzzi e Stefano Melloni. Al flauto: Cristina Popa. Alla batteria: Riccardo Guidarini. Alle percussioni: Guido Querci), così come ricchissimi sono gli arrangiamenti dei docenti Melloni, Ciavarella e Manuzzi dei brani che eseguono. Tutti seguono i gesti precisi del direttore e sassofonista Roberto Manuzzi, che nel primo brano (Andalusia, di Ernesto Lecuona) ci fa addirittura una sorpresa: sfodera l’armonica, mette momentaneamente da parte il frac da direttore e ci regala un bel solo. Le altre protagoniste della serata sono le cantanti. Insegnanti, diplomate e allieve Conservatorio Frescobaldi… Tutte assieme, tutte unite dalla musica! Ciascuna di loro canta un brano dedicato. Paola Lorenzi, docente del corso di Canto Jazz, ci regala una “Alfie” (di Burt Bacharach) di pura emozione. Junje Wang, dalla Cina, esegue una “At Least” (celebre brano di Harry Warren) che non ha nulla da invidiare alla versione di Etta James. Oxana Tchijevskaia, dalla Russia, ci porta il calore della musica latina con “A Felicitade” (di Carlos Jobim). Ahava Katzin, Israeliana, canta una versione molto emozionante di un brano del maestro Ciavarella, Gargano Elegy. Yindi O’Connell, dall’Australia, ricalca Jessica Rabbit in una “Why don’t you do right?” da big band intensa, coinvolgente e ammiccante. Sakina Al Azamì, dal Marocco, ci regala un latin condito da sonorità arabe, con tanto di vocalizzi tipici: Panarea, un brano nato dalla collaborazione tra il percussionista Flavio Piscopo e Teo Ciavarella. Poi sale sul palco lei, la guest star della serata. La sua presenza zittisce gli astanti, qualche “Wow!”, vola in platea… E’ una donna meravigliosa: alta, fine, elegante, energica e dal grande portamento.

C’è un dettaglio nel suo aspetto che non si può ignorare: è incinta, all’ottavo mese. Teo ne approfitta e scherza: “Lo spettacolo di stasera avremmo dovuto farlo prima, ma come vedete lei ha avuto altri impegni”. Kelly canta, sostenuta dagli archi, una spaziale “Over The Rainbow”, preceduta dall’indimenticabile standard “All the things you are”, accompagnata dal solo e infallibile piano del maestro Ciavarella. Le sue movenze sono ipnotiche: sembra nata sul palco, è difficile commentare dopo una simile esibizione. E’ infatti lei a parlare. “Suonare con un vero ensemble d’archi è tutta un’altra storia”, esclama soddisfatta. Ci regala poi il successo che l’ha resa celebre nel mondo: “Vivre La Vie”, una versione arrangiata a puntino che assieme agli archi ha un che di magico. Termina con “Rendez Vous”, una canzone ballabile, trascinante, un arrangiamento che ricorda molto Benny Goodman e che le dà modo di interagire col pubblico. E’ il momento dei saluti. Roberto Manuzzi ci saluta così: “Il conservatorio Frescobaldi di Ferrara non sarà il primo in Italia per dimensioni, ma lo è per le produzioni. E’ vero che molti dei nostri allievi si iscrivono per caso, ma poi decidono di rimanere”, e ci commuove, ricevendo i dovuti applausi.

Le parole non bastano nemmeno per tracciare un’idea sommaria delle emozioni che abbiamo provato questa sera. Chi c’era sa di cosa stiamo parlando; per tutti gli altri… Beh, purtroppo potete solo immaginarlo. State dunque all’occhio, poiché il Conservatorio di Ferrara è pregno di spettacoli di alto livello (Produzioni, come le chiamano loro), capaci di bloccare il tempo, intrattenere lo spirito e stimolare ogni sfera emotiva.

 

 

Olivia Santimone

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