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Un Cammino Riscoperto Nella Musica: The Sun in Ferrara

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Conosci uomini che senza avere lottato abbiano donato un senso in più a questa Vita?

Conosci sogni degni del nome che gli hai dato che non ti siano costati in sangue e occhi al Cielo?

Questo è il bridge del brano “Strada in salita”, decima traccia del disco “Spiriti del Sole” a firma Sony Music, punto di fine e di inizio di una band punk italiana di cui nel panorama musicale si è sentito parlare, forse, tanto, o poco. Come ben emerge, esprime chiaramente quanto le nostre passioni, per realizzarsi appieno, necessitino di tempi, fatiche e dolori che, in una mentalità materialista come quella attuale, siano inutili, specie se riguardano un aspetto dell’esistenza così poco valorizzato (e poco retribuito) come la musica. Ma non quella del mainstream, dei contratti pilotati e delle comparse occasionali in programmi televisivi, bensì la Musica, quella che in termini platonici deve arricchire l’animo come la ginnastica serve a irrobustire il corpo. Quella che ti fa compagnia nella sofferenza, ti dà forza e coraggio nella stanchezza e nella tribolazione, ti tocca all’esterno come una carezza, ma può colpirti dentro come un pugno rivestito di borchie roventi (non è poetico, ma neanche il punk lo è).  Quella che ti permette di ritrovare te stesso per capire da dove partire e dove arrivare.
I The Sun hanno vissuto tutto questo, proprio al picco della loro carriera, e, convertiti, hanno cambiato rotta e intrapreso una strada che li porta ancora oggi a mete inaspettate. 

Ma andiamo con ordine.     
Facendo un po’ di presentazione, e dando qualche informazione che si può trovare anche altrove, in maniera peraltro più esaustiva, ma qui utile per seguire un percorso – tema chiave da loro affrontato – i The Sun sono una rock band vicentina con notevoli influenze della scena punk rock californiana degli anni ’80 -’90. Formatisi nel 1997 con il nome Sun Eats Hours, hanno trovato il loro vero successo solo a partire dal 2010, nonostante già in pochissimi anni di attività siano riusciti a farsi conoscere da un vasto pubblico europeo e nipponico e ad accompagnare su oltre trecento palchi nomi importanti dell’ambiente punk rock americano e spagnolo, quali Nofx, Afi, Pennywise, Ska-P, Sick of it all, The Vandals e, last but not least, The Cure, Muse, Misfits e The Offspring (con quest’ultimo gruppo il cantante si è ritrovato a condividere il palco a soli 18 anni). Tutto questo senza considerare i riconoscimenti, quali il premio come “Migliore punk rock band italiana nel mondo” nel 2004 al MEI (Meeting delle Etichette Indipendenti, ndr).

Insomma, grandi soddisfazioni, soprattutto per un gruppo che, nella giungla della scena punk italiana degli anni ’90, attraversata da temi profondi e molto toccanti – quali sesso facile, droghe, sbronze, estremismi politici, e rutti – ha saputo riprendere e sviluppare sonorità proprie di un genere, quantomeno all’origine, connotato da grandi contraddizioni (impegno sociale ed evasione da un contesto socio-culturale alienante e omologante, rabbia e rassegnazione, divertimento e depressione) ma al tempo stesso pienamente esplicativo dei moti interiori che un adolescente (ma, a parer mio, anche un adulto) si ritrova a vivere quando idee e convinzioni vanno a cozzare con la realtà.

I The Sun calcano quest’orma, ma con una marcia in più: come  il frontman Francesco Lorenzi racconta nella sua autobiografia, “nessuno di noi studiava davvero musica, perchè volevamo semplicemente divertirci e provare a riproporre le canzoni di quelle band CHE CI FACEVANO SOGNARE”. Già a 15 anni Francesco aveva capito, con una folle certezza basata su una totale inesperienza, che la musica sarebbe stata la sua vita, la sua strada, la sua professione. E questa certezza, a poco a poco, toccò anche gli altri membri del gruppo, unendoli e saldando un’amicizia che negli anni sarebbe diventata sempre più importante (addirittura ci hanno dedicato un brano, Noi, ultima traccia di Cuore aperto, 2015).

Qualcosa ostacola però il cammino (ancora il tema del percorso, non ci lascia): dopo una tournée comprensiva di oltre cento concerti in dieci stati differenti tra il 2006 e il 2007, Francesco si trova ad affrontare una profonda crisi esistenziale, che porta la band alla soglia dello scioglimento e dello sfacelo psicologico e organico (per intenderci, Ian Dury e il suo slogan approverebbero). Riassumendo un percorso di quasi 2 anni (comunque bene raccontato nel libro “La strada del Sole”, ricco di spunti e riflessioni per chiunque suoni e non solo, ndr), le esperienze che si trovano a vivere i vicentini li porteranno a riappacificarsi, a riscoprire l’amore per quella arte che fin da piccoli li ha uniti e a trovare in essa il mezzo per “svegliare le coscienze” e mostrare che anche per le persone più invischiate nella tenebra di una vita senza senso può splendere una Luce di Verità.

Un messaggio fatto di fatiche, rabbia, amore, amicizia, cantate e suonate con una grinta e un trasporto che poco hanno da invidiare ai nomi più famosi; per darvi un’idea, Outsider, 20, Hasta la muerte bene mostrano il legame con il tanto amato punk vissuto però con una chiara presa di posizione nei confronti della società e dei giovani. Perchè la musica comunica, e come sa fare fin dalle origini, questo genere-movimento-cultura-ideologia-abbigliamento e chi più ne ha più metta, riesce a dare voce e ritmi a un grido che viene dal profondo e che, come un Grillo Parlante incazzato, non riesce a stare in silenzio, specie di fronte alle oppressioni e alle ingiustizie.

Questa presa di posizione non è solo stilistica (infatti, da una scelta esterofila legata alla composizione dei brani in inglese, la decisione di Francesco di scrivere in italiano suscita, almeno inizialmente, un grande panico nel gruppo, scelta che, visti poi i risultati, ha comunque fatto ricredere gli scettici), ma anche sociale, attivandosi in diverse realtà; per citarne alcune, meeting internazionale delle famiglie nel 2012, assemblea plenaria sulle culture giovanili presso l’università LUMSA e GMG in Brasile nel 2013, “Un Invito Poi Un Viaggio” nel 2014, nel 2016 e nel 2018, progetto “The Sun school” nel 2018, GMG in Panama e “Viaggi di Luce: Giordania 2019” nel 2019.Non mancano, inoltre, i riconoscimenti: premio per “l’impegno d’impresa per il bene comune” nel 2013, premio Voci per la Libertà 2016 – Una canzone per Amnesty, speciale riconoscimento nell’ambito del “Premio Thiene” nel 2017. Importante anche il loro sostegno a decine di proposte di varie associazioni benefiche: campagna “A Natale ritorna alle origini”, #10forSyria e Campagna Tende della AVSI, Caritas Baby Hospital, Hogar Ninos Dios, Italia Solidale Onlus, Murialdo World Onlus, e così via.

In particolare, al Teatro Nuovo, l’8 ottobre prossimo alle 21.00, la band presenterà uno di questi tanti progetti, già proposto con entusiasmo e bene accolto in diverse città: “il Dialogo su La Strada del Sole”, evento di concerto-testimonianza dove, oltre a ripercorrere la storia professionale e di Vita dei The Sun, si parlerà di relazioni, lavoro, solidarietà, sessualità vissuta attraverso il racconto dell’esperienza personale della band. Trattasi questo, più che di uno spettacolo, di un incontro, appunto, che mira a coinvolgere i presenti tramite un dialogo che stimoli la riflessione e il confronto, ma che trova la sua degna conclusione con un piccolo concerto (di circa mezz’ora) in acustico. In questa esibizione certamente alcuni dei loro brani più carichi subiranno un taglio soft, ma la passione e l’energia possono seguire diverse strade (e ridaje).

Fare la realtà, non subirla. Vivere, tutto d’un fiato, gustando il mondo che ci circonda e utilizzare il male che vi è presente non come crogiolo di perenne insoddisfazione e nichilismo ma come constatazione che dobbiamo rimboccarci le maniche e fare la nostra parte per migliorare la nostra comunità. Se siamo ambiziosi, anche più in là.                           
E da musicista, che ha sempre cercato in questa arte un mezzo bellissimo, utile e necessario per sé e per gli altri, posso soltanto appoggiare e diffondere, come sto facendo in questo momento, un messaggio di Bene che, poiché vissuto da chi ha fatto la sua passione un sogno concretamente realizzato, penso che andrebbe ascoltato.

Giovanni Squintani

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