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Uguali sotto il segno della musica: Uno sguardo al concerto dei Tudantran & Camelot Combo

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“Il fiume della Darsena, con le sue accoglienti sponde, è stato teatro di un evento particolare: sempre nell’ambito dell’evento di Un Fiume di Musica, si sono esibiti i Tudantran insieme all’ensamble ritmico Camelot Combo”.

Il sole inizia a calare, la stoica umidità mantiene alte le temperature, un canto: “Tudantran”, le congas di Flavio Piscopo riecheggiano, Lele Barbieri erompe sui piatti; l’Africa avanza e tutti iniziamo a sentirci un po’ più a casa; forse è il tramonto, forse è la compagnia, o magari i suoni, ma l’atmosfera comincia a farsi conviviale e artisticamente ispirata.
La ritualità della musica coinvolge anche la fisarmonica di Ludovico Bignardi, le tastiere di Corrado Calessi e il basso elettrico di Enrico Trevisani; nascono armonie, il ritmo si rafforza.
Il sole stanco tinge l’aria di tenui note purpuree, arriva la primavera, Primavera Porteña, un tango ballabile con sfumature romantiche. Seguono le introspettive Alma Latina e Oblivion,
Il percorso ci riporta in Africa con African Brother, brano inedito tratto da Kalenda do Soli. Prendono parte alla serata i Camelot Combo, l’ensamble di percussioni composto da richiedenti asilo, diretti dal cembalo di Marco Orsini. Interpretano la musica in un modo lontano dalla nostra cultura, ripercorrendo con canti e balli la loro storia e le loro origini. E’ il momento con più pathos dell’intera serata: i tamburi calano di velocità e intensità, i balli sfumano, si aggiunge un tappeto struggente di tastiere, si fa avanti un ragazzo che con mano sicura prende in mano il microfono e inizia a parlare. Racconta, anzi recita una storia ricalcando lo stile dei vecchi predicatori di New Orleans, come un odierno James Brown del film The Blues Brothers.
La band riattacca con Besame Mucho, subito seguita da un’esecuzione magistrale di uno standard senza tempo, Caravan, nel quale ognuno dei musicisti trova spazio per lunghe e ispirate improvvisazioni.
Ci sia avvicina all’epilogo: la celebre composizione di Astor Piazzolla, Libertango, accoglie il crepuscolo, salutando il sole ormai dormiente. Conclusione del viaggio, si torna a casa: un brano con sfumature non ancora esplorate, sonorità balcaniche, molto più europee.

Il sole è tramontato e tutti ci sentiamo più ricchi, consapevoli di aver assistito ad una perfetta commistione di culture. Poiché la musica unisce i popoli, e quel giovedì 22 giugno lo ha dimostrato.

Chiara Finotello, Stefano Guarisco, Roberto Morandi

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