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Travis Meadows, Una Vita Lontano Dai Riflettori

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La storia di Travis Meadows, cantautore americano originario del Mississippi, classe 1965, potrebbe essere materiale per la sceneggiatura di un film: c’è sofferenza, tragedia, ma anche seconde possibilità e rivincite. Già la sua espressione apre uno squarcio sull’inferno che ha attraversato per arrivare fino a qui. Magro, il viso scavato, la barba incolta, gli occhi rossi lungo i bordi e lo sguardo di chi ne ha viste tante, forse troppe.

Cresciuto con i nonni e abbandonato dai genitori, da giovanissimo Travis inizia a fare uso di droghe e vede il fratellino minore morire affogato. A 14 anni gli viene diagnosticato un tumore alle ossa che riesce poi a sconfiggere, perdendo però la gamba destra nella battaglia. Durante l’adolescenza suona la batteria e la chitarra in numerose blues band locali. A 20 anni vince l’abuso di sostanze grazie alla fede in Dio ed entra nell’ambiente religioso, dapprima come missionario cristiano e poi come predicatore, in cui rimane per 17 anni. Si trasferisce in seguito a Nashville, la Mecca della musica country, nel tentativo di inseguire quel sogno rimasto nel cassetto da troppo tempo, il sogno di intraprendere una carriera musicale. Riscuote un discreto successo e ottiene un contratto con la Universal, ma il ritorno alla vita secolare coincide con il ritorno alle vecchie abitudini, alle droghe e all’alcol, in una spirale discendente che lo allontana da qualsiasi tipo di collaborazione e lo porta alla depressione. Dopo ben 4 viaggi in centri di disintossicazione, Travis torna finalmente sobrio nel 2010 (sobrietà che dura tutt’ora) e da lì comincia la sua vera produzione artistica.

Nel 2011 pubblica Killin’ Uncle Buzzy, il suo debutto discografico ufficiale e secondo album complessivo, una trasposizione in forma canzone di un diario scritto durante il periodo della quarta e ultima riabilitazione. Trainato dalle struggenti ballate Minefield, It Gets Better e What We Ain’t Got, l’album è il sound di un uomo che ha toccato il fondo e cerca di risalire la china. Il disco rappresenta un punto di svolta per Meadows che vede aprirsi le porte dell’industria musicale: Jake Owen reinterpreta la sua “What We Ain’t Got” e la pubblica come singolo (raggiungendo un onesto 14esimo posto nella classifica delle canzoni country più vendute della settimana), scrive brani per altri pesi massimi della musica country contemporanea come Dierks Bentley ed Eric Church e la rivista Rolling Stone arriva a definirlo “the most badass songwriter in Nashville”. Nonostante questa ondata di consensi e apprezzamenti, che si prolunga anche dopo l’uscita, nel 2013, dell’EP Old Ghosts & Unfinished Business, Travis continua a vivere comodamente al di sotto dei radar, impegnato nell’estenuante ricerca e realizzazione di una versione migliore di sé stesso.

Il suo terzo album, First Cigarette, il primo con il supporto di un’etichetta, l’indipendente Blaster Records, è arrivato solamente l’anno scorso, il 13 ottobre 2017. Un disco in larga parte intimista, con forte prevalenza di chitarre acustiche e liriche a metà fra la confessione e il consiglio, con l’aggiunta di qualche elemento elettrico e percussivo. Travis è ancora tormentato dal suo passato, ma la luce e la speranza filtrano in mezzo alla malinconia delle sue canzoni. Sembra che finalmente cominci ad apprezzare le opportunità che la vita gli offre e che prima sentiva di non aver mai meritato, come canta nella title-track (“I am little more content with who I am than who I was and I have learned to love the comfort when it comes”) o in Better Boat. Un disco di riflessioni sull’accettazione di sé stessi e sul trovare sollievo nelle piccole cose, sull’amore e sulla redenzione. E se da una parte ci sono i rimorsi per le strade prese e i rimpianti per le strade perse (“The ones you leave behind you / man, they haunt you like a ghost / but the ones you never found / are the ones that’ll kill a man the most” in McDowell Road), dall’altra c’è la volontà di non fermarsi e di continuare a muoversi, non facendosi condizionare dagli errori e dai fallimenti e aggrappandosi a ciò che fa sentire vivi come in Pontiac (“Hold on to some innocence, through the almosts and the could-have-beens, put an anchor on something that will bring you back”) o nel brano di chiusura Long Live Cool, un’ode al rock’n’roll. Un album in cui l’autore con ritrovata fiducia si apre di più verso il suo pubblico anche con melodie meno personali, come i singoli Pray For Jungleland, che richiama nel testo e nella musica lo spirito del Boss (probabilmente la maggiore influenza riscontrabile qui), e Underdogs, un inno per quelli come Travis, gli eterni perdenti, quelli che nessuno si aspetta che vincano, quelli che riescono sempre a rialzarsi dopo ogni caduta.

Ciò che rende First Cigarette qualcosa di più di una semplice raccolta di canzoni, oltre alla produzione stellare e alla qualità dei testi, sono i dettagli, sono i piccoli interludi strumentali fra una traccia e l’altra che creano un continuum narrativo e fanno dell’ascolto un’esperienza, un viaggio al termine della notte nei ricordi e nelle cicatrici, celebrando la vita e scoprendone al tempo stesso la fragilità. Un vero e proprio successo artistico e personale, apprezzato dalla critica e da una schiera di fan in crescita.

La forza di un cantautore non sta tanto nell’abilità di raccontare una storia ma nella capacità di raccontare meglio di chiunque altro la propria. Con la sua voce, intonata, ma non perfetta, Travis Meadows riversa ogni emozione nelle sue canzoni, che perderebbero di forza con quella di un altro interprete. Una storia di perseveranza e sopravvivenza, narrata con arrangiamenti essenziali e testi tremendamente sinceri nei quali l’ascoltatore si può identificare e trovare un po’ di umanità, in un mondo lontano dalla luce dei riflettori, lontano dal rumore e dalle classifiche. Un mondo in cui le canzoni possono ancora fare la differenza.

Giacomo Scaglianti

SITO UFFICIALE: https://travismeadows.com/

YOUTUBE: https://www.youtube.com/user/thetravismeadows

SPOTIFY: https://open.spotify.com/artist/5d2EFS71gAHBeP1KWOBgCA

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