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Paolo Concato

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Scott Henderson Trio: Il Genio Delle Sei Corde A Ferrara

Scott Henderson Trio: Il Genio Delle Sei Corde A Ferrara

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Questa storia comincia un po’ di tempo fa.
Immaginate un giovane aspirante chitarrista, diciamo tra i 15 e i 16 anni, che ha appena assimilato i rudimenti della scala pentatonica e nella sua stanzetta comincia a improvvisare qualche assolo, qualche lick pentatonico, magari sopra una base. Per i primi giorni tutto bene, anzi, molto bene, il giovane chitarrista si sente il nuovo Hendrix, pensa che di lì a poco calcherà i maggiori palchi del mondo e accadranno tutte le esaltanti cose che ne conseguono…

Ma, sapete come sono i giovani, questa euforia estatica dura poco perché il nostro novello chitarrista si stanca presto della banale pentatonica – Dio benedica la pentatonica – e, per inesperienza, pensa che sia noiosa, limitante, superata e perciò cerca qualcosa di nuovo, eccitante e inaudito: la scala dalla sonorità esotica, alterata, diminuita, qualsiasi cosa purché suoni diversa.
Il caso vuole che si imbatta in un video didattico nel quale un certo Scott Henderson – per chi non lo conoscesse è uno dei pesi massimi della chitarra fusion, quindi non proprio un ”pentatonico purista” – sfodera un incredibile arsenale sonoro usando solamente la tanto vituperata pentatonica: una bella lezione per il baldo giovine che da quel momento in poi le resterà fedele apprezzandone le grandi potenzialità espressive…  

Ogni tanto, però, torna a farsi sentire quell’attrazione verso suoni inusitati, quella curiosità verso sonorità aliene o, quantomeno, extra-pentatoniche. Caso vuole che l’ormai non più giovanissimo chitarrista – i più smaliziati avranno intuito che si tratta del sottoscritto – scopre che Scott Henderson terrà un concerto al Jazz Club di Ferrara.
Quale miglior occasione per saziare quella fame di eccentricità?

A vederlo salire sul palco, Henderson, sembra proprio il tipico americano medio: Nike, jeans Levi’s, T-Shirt e cappellino, poi però collega il jack alla chitarra e non ce n’è più per nessuno.

Si comincia con un blues, ovviamente rivisitato, e il chitarrista americano mostra subito le sue peculiarità: un fraseggio nervoso, scattante, a tratti isterico; tuttavia l’irrequietezza del suo stile è mitigata dal sapiente e pressoché costante uso della leva che viene utilizzata sia per ”scivolare” nelle note al fine di rendere più fluido il fraseggio, sia per creare effetti che sorprenderebbero anche il chitarrista più impassibile ed esperto. Volendo azzardare un paragone con altri chitarristi potremmo dire che si posiziona tra Roy Buchanan e Jeff Beck. Ma con un pizzico di follia in più.

Il concerto prosegue con altri brani dove la matrice comune rimane il blues-rock, ma spesso si entra in territori funky, attraverso riff ostinati, e jazz con accordi ricchi e coloratissimi alternati ad assoli vertiginosi; tuttavia il Trio dà il meglio di sé quando la sezione ritmica (Archibald Ligonnière alla batteria e Romain Labaye al basso) mostra i muscoli e si scatena in pirotecnici crescendo dove  si sprigiona un’energia letteralmente bestiale creando un impatto sonoro dirompente.

Nel secondo set l’atmosfera si fa meno rock e più rarefatta, più bluesy, con pezzi come Calhoun tratti dall’ultimo album Vibe Station del 2015, questo, però, non va a discapito del solido groove del Trio che, inoltre, ci fa sentire  in anteprima alcuni brani che saranno presenti nel prossimo disco in uscita quest’anno. C’è anche spazio per un siparietto dove Henderson spiega: «We have some CDs if you want, but we don’t use money from CDs’ sale to help our families, only for prostitutes… so it’s safe to buy one!»

Il concerto si conclude con l’asso nella manica di Scott Henderson, ovvero Dolemite, probabilmente il suo brano più famoso: una danza tribale ostinata e ”tirata” al punto giusto a base di funky, blues e rock nella quale è facile perdersi e davvero difficile stare fermi. È la canzone con la quale vi consiglio di cominciare se non avete mai ascoltato questo artista e, se avete fame di estro musicale, Scott Henderson non mancherà certo di saziarvi.

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