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Ritmìa Non Si Ferma: Anche Piacenza Si Lascia Meditentare

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Siamo a Piacenza. Persone di tutte le età aspettano di entrare, tante storie mute in cerca di un accompagnamento, un adeguato sottofondo musicale.
La facciata di marmo chiaro della chiesa che sorge imponente dai ciottoli ci ricorda il duomo nostrano, ma siamo lontani almeno duecento chilometri da Ferrara. La musica è straordinaria: è capace di farti sentire a casa ovunque ti trovi. Già nel sentire il chiacchiericcio del pubblico, la tipica atmosfera che precede ogni concerto comincia a crearsi: un’aria silenziosa, carica di aspettativa.
Entriamo.
La location è un sogno: la volta della chiesa si allunga a sfiorare il firmamento, culla il suono e lo restituisce con dolcezza. Le figure affrescate, variopinte nel loro ricco mosaico di scene, sembrano guardarci. Poco più sotto, il palco: il fascino intramontabile degli strumenti ci accoglie cordiale.
Basso, chitarra, batteria, microfoni a profusione, flauti e un’insolita arpa celtica; anche la batteria ha qualcosa di inconsueto nel proprio set: un pad elettronico al posto del secondo tom, uno smisurato campionario di suoni pronti a stupirci.
Ambra Bianchi, cantante e flautista, nonché portavoce del progetto Ritmìa, apre la serata. Emozionata, ci rivela quanto le scaldi il cuore suonare in un luogo così bello, un posto che fino a quel giorno aveva ospitato solo concerti di musica classica.
Su il sipario; cantino i sogni.
Veniamo subito avvolti dai respiri canto e dalle corde pizzicate dell’arpa di Sonia Simonazzi. Il concerto scorre veloce, toccante ma al contempo leggero. I musicisti sono impeccabili, la chiarezza delle loro frasi e la stabilità nel loro modo di portare il tempo rivelano grandi studio e professionalità. Le sonorità sono varie; non c’è un solo genere, bensì un unico filo conduttore: quello delle emozioni. Ogni finale strappa un applauso sentito e nostalgico, come se il pubblico avesse voluto continuare a vivere quelle sensazioni ancora per un po’.
L’esperienza è stata intensa, ma del tutto diversa da quella vissuta quando abbiamo ascoltato il cd la prima volta: se con l’ascolto è stato facile immergerci nel buio per poi vagare nei lidi inesplorati della nostra immaginazione, questa volta i nostri occhi hanno avuto di che impegnarsi… O impregnarsi. C’era infatti un ampio pannello bianco che, una volta spente le luci, si è dipinto di forme e colori. Alle immagini dei musicisti si alternavano sequenze di Bodypainting e Sandpainting che viaggiavano in armonia con le canzoni: una simbiosi poetica e ammaliante. Anche i brani avevano un piglio differente: al di là delle variazioni della struttura, erano più diretti, chiari e sonori. In un brano hanno persino inserito un assolo di batteria: Jordi Tagliaferri si è esibito in un susseguirsi di fraseggi dal sapore tribale sui fusti gravi del set, con uno stop plateale all’epilogo.
La ninna nanna che ci ha tanto colpiti nell’ascolto del disco è stata tenuta per il finale; il gruppo non poteva fare una scelta più azzeccata, ricoprendoci con un manto intessuto di mistero e oscurità. Tuttavia la versione live di questa ghost track lascia più speranza di quella del disco, una sorta di tacita rassicurazione per le intemperie che incontreremo nel nostro incedere.
Il pubblico si alza contento, ma il concerto non è ancora finito.
No, c’è ancora tempo per il bis; il gruppo ci regala un brano inedito. Sonia Simonazzi e Guido Zurlino, i cardini del progetto Ritmìa, tornano alle loro origini musicali: la prima al fagotto, il secondo alla chitarra acustica.
Applausi, gente in piedi e la serata si conclude in un vortice di gioia.

Meditentazione è una splendida tappa di un percorso, uno spettacolo indimenticabile che arricchisce e fa riflettere… Lasciatevi tentare anche voi!

(Progetto Ritmìa: https://www.metodo-ritmia.it/it/ )
(Intervista ad Ambra Bianchi: https://www.youtube.com/watch?v=gz_XUvfiEhM)

 

Francesca Marchetti, Stefano Guarisco

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