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Recensione Out Of Sight Julie Met

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L’EP che recensirò  oggi è “Out of Sight” del gruppo Julie Met. Prima di parlare del disco però, vale la pena di spendere due parole relativamente al gruppo: i Julie Met nascono nel 2014 ad opera della cantante Giulia Matteucci e del chitarrista Nicola Marobin, con il coinvolgimento di  Marco Bedori (basso) e Roberto Trebo (batteria).

L’album,  pubblicato il 21 settembre di quest’anno, è stato registrato tra gennaio e agosto presso il Duna Studio di Andrea Scardovi, e le parti strumentali sono state incise in sessioni di insieme in maniera tale da rendere al meglio il sound e l’“anima” dei brani così come inizialmente concepiti dagli autori. In seguito alle parti strumentali della band sono state aggiunte le tracce vocali, le sovra incisioni e tutti gli interventi esterni resi possibili dalle partecipazioni di Gianluca Tagliavini (hammond, rhodes, piano e synth), Dj Nersone (scratches) e Lorenzo Mariano (synth).

Dopo questa breve introduzione riguardante la creazione dell’album, passiamo a parlare dell’idea  dietro lo stesso: Out of Sight è un concept album che potremmo definire “introspettivo”, il cui tema portante è proprio dare voce a differenti stati d’animo ed emozioni, diversi nei vari brani, ognuno dei quali si concentra proprio su un particolare aspetto della personalità, così il concept prende la forma di un poliedro di cui ci vengono mostrate, una alla volta, tutte le facce.

Per parlare in maniera sufficientemente approfondita di questo EP, tuttavia, è necessario partire innanzitutto dalla copertina, illustrata da En Kružiková e Toi Giordani: questa è stata realizzata partendo dalle sensazioni e ambientazione dei sei brani, che prendono forma in sei scenari apparentemente distinti che tuttavia si intersecano e completano a vicenda in un intricato labirinto di idee ed emozioni che vengono percorse da due personaggi ritratti.

Il primo brano dell’EP è proprio la title track “Out Of Sight”, che descrive il mondo interiore che rimane celato alla vista degli altri, e che richiede di essere accettato, innanzitutto da se stesso. Seguono “Dinner With Your Love”, che sviluppa il tema dell’accettazione e si articola in un parallelo tra amore e odio, e “Nevermind”: questo è il brano che più di tutti all’interno dell’opera si distingue per la predominanza di  sonorità più caotiche e più adatte a descrivere la sensazione di disagio e prigionia di cui tratta.

Proseguendo nell’ascolto ci troviamo davanti a “Opposite View”, un pezzo romantico e introspettivo perfetto per lanciare quella che è la canzone centrale di tutto l’album, ovvero “Lay Down”, il cui tema è il sogno, proprio come un “diario che scrive le sue pagine durante la notte, per poi cancellarle quando ci svegliamo” come esplicitamente detto dagli artisti stessi. Infine troviamo  “Too Many Words”: ultimo brano dell’opera, riprende in parte le sonorità di Nevermind e presenta delle parti parlate.

Musicalmente parlando, l’intero album colpisce per la cura delle sonorità: gli strumenti sono perfettamente miscelati tra loro riuscendo a fondersi e a risaltare allo stesso tempo. La batteria mantiene un groove ricco che assieme al tappeto costante creato da basso, hammond e synth, crea una base solida e piena. La chitarra (dal tipico carattere funky) effettua delle incursioni ben precise dando accenti molto significativi per il carattere dei vari brani, emergendo poi negli assoli (mai fuori luogo e sempre in linea col concept dell’album e dei singoli pezzi). Merita particolarmente interesse infine l’uso dello scratch che, oltre a “dare carattere” ai brani assieme alla ritmica mantenuta dalla chitarra, spesso dialoga e gioca con la voce creando un effetto che colpisce, spesso associato alla musica pop/disco, ma che qua trova una dimensione di realizzazione tutta sua in un disco soul/R&B con forti influenze jazz.

In definitiva “Out of Sight” si presenta come un concept solido con un’alternanza di brani più dolci e introspettivi, in grado letteralmente di “cullare” l’ascoltatore (specialmente grazie alla presenza di parti di piano molto delicate), e di parti più ritmate, in cui prende il sopravvento una voce più aggressiva e una chitarra leggermente distorta e talvolta dissonante. Un ottimo album da ascoltare più volte per poterne cogliere tutte le sfumature fino in fondo.

L’ascolto dei brani è disponibile su Spotify:

Fabio Rossi

 

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