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Recensione Ivan Alen

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“Fortunatamente non ricordo la mia infanzia / purtroppo ricordo bene l’adolescenza”, recita così l’attacco di Baudelaire, traccia d’apertura del disco dei ferraresi Ivan Alen, prima di elencare luoghi e fatti di metà anni ’90, quando i nostri eroi avevano 15 anni. L’adolescente è sempre stato il target demografico del  punk rock, il quindicenne nichilista, apatico e reazionario, democratico nella sua misantropia, che cerca una via di fuga da una città o da una provincia in cui il proprio destino sembra già scritto e la trova, molto spesso, in tre accordi un garage e tanto rumore. Un quindicenne che, nonostante tutto, non se n’è mai andato.

Sviluppato a partire da un’idea di Mauro “Mav” Magri (già mente e penna dietro le strisce Veleno Comics) di “suonare adesso canzoncine becere che avevo scritto da giovincello”, il progetto Ivan Alen, nato nel 2017, vede coinvolti lo stesso Magri al basso e alla voce, Massimo Pocaterra alla chitarra e ai cori e Nicola Forti alla batteria. Il loro album omonimo, uscito in forma fisica nel 2018, è una compilation di due EP registrati e pubblicati digitalmente in due momenti diversi dell’anno appena trascorso.

Musicalmente le canzoni rappresentano tutto ciò che ci si può aspettare da un disco di punk pop-rock alla vecchia: pezzi costruiti a partire da pochi accordi e riff elementari, confezionati in strutture ancora più elementari della durata di massimo tre minuti e dal finale tronco. Registrato negli studi di SONIKA a Ferrara, l’album alterna momenti più abrasivi e cattivi ad altri  più melodici. Alla consolle Samboela toglie eventuali sonorità approssimative e dona al mix quella compattezza e quel tiro indispensabile per questo tipo di musica. La voce di Mauro, sebbene non sia eccelsa, ha il nervo giusto per il genere e i riff di Massimo ti riportano indietro a quell’epoca in cui i blink-182 scalavano le classifiche e in Italia c’erano band come Peter Punk e Moravagine.

Ciò che distacca la band dal resto del branco sono i testi al vetriolo, dissacranti e volgari, addirittura blasfemi, scritti con l’atteggiamento di chi, consapevole di non appartenere a nessuna categoria, libero da filtri e costrizioni, attacca lo status quo senza prendere una precisa posizione politica. Ce n’è veramente per tutti, dal menefreghismo tipico dell’italiano medio (Me Ne Sbatto) al disprezzo verso gli aperitivi in centro, monotoni e autoreferenziali (Weekend), dalla critica verso chi nasce sessantottino e muore insegnante (Vent’Anni Fa) o verso chi cerca di combattere in tutti i modi il tempo, la morte e dunque la vita, con divertissement infiniti (Nessuno Si Salverà) fino al disprezzo generale di gran parte di questa esasperante umanità (Vi Odio Tutti). Non viene risparmiata nemmeno Ferrara, terra, come tante in Italia, piena di persone disunite ma che saltano volentieri sul carro del vincitore (Vado Via). Neanche l’immancabile brano acustico Donchisciotte riesce ad abbassare i toni, un brano tanto allegro quanto caustico, l’equivalente di un pomeriggio passato al centro commerciale a schernire gli sguardi vuoti degli avventori.

Tutto questo spregio d’altro canto non è unilaterale, c’è nelle canzoni e nel modo di porsi stesso dei membri della band, un approccio amatoriale, autoironico e spesso autodenigratorio, che li rende genuini e in ultima istanza umani. L’ostentata inadeguatezza tecnica (e anagrafica) e l’orgoglioso pressapochismo vanno di pari passo con l’acredine dei testi, un connubio improbabile quanto esplosivo che fa venire voglia di mollare tutto e unirsi al coro.

Mera operazione nostalgia (la copertina del disco con l’immagine di un cd masterizzato in casa) o semplice regredire ad un linguaggio giovanile, le canzoni degli Ivan Alen sono una ventata d’aria fresca in una scena musicale che si prende troppo sul serio e che finisce inevitabilmente col parlarsi addosso. Sono canzoni da cantare a squarciagola o da urlare in faccia a qualcuno, da ascoltare con una birra in mano e un dito medio alzato al cielo. Un disco divertente e liberatorio, adatto per sfogare le frustrazioni settimanali e ammazzare i mostri che abbiamo dentro la testa. Forse non sarà moltissimo, ma a volte è tutto ciò di cui si ha bisogno.

TRACKLIST

  1. Baudelaire
  2. Figlia Di Papà
  3. Steso Sul Divano
  4. Me Ne Sbatto
  5. Nessuno Si Salverà
  6. Donchisciotte
  7. Weekend
  8. Vi Odio Tutti
  9. Vent’Anni Fa
  10. Vado Via

 

PAGINA FB DELLA BAND: https://www.facebook.com/ivanalenmusic/

STREAMING: https://open.spotify.com/artist/0xONC0UNF5d1LSgsjDgWNc?si=farZLrYaSJ-V71dCjJqgxA

 

Giacomo Scaglianti

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