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Quest’Artista (Ancora) Non Esiste

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Mi chiamo Claudia, ho 18 anni e mi piace la musica. Se così non fosse probabilmente non starei scrivendo per “Wah Wah Magazine”.

Questo vuole essere un articolo diverso dal solito. In effetti è di una storia che si tratta. Come un artista esprime sé stesso attraverso la sua musica, io proverò a farlo a parole, anche perché non mi è possibile farlo in altro modo. Questo perché sono sempre stata l’ostacolo di me stessa. Ciò che desidero è di riuscire, un giorno, a produrre qualcosa di mio e magari esibirmi davanti ad un pubblico.

Fin da piccola ho avuto la passione per la musica, non importava di quale genere fosse, ho sempre avuto una mente aperta a tutto ciò che di nuovo potevo imparare. Ovviamente i miei gusti musicali si sono affinati crescendo. Sono cambiata come persona, basti pensare che ho iniziato con il flauto traverso per arrivare a suonare la chitarra elettrica.

Sono cresciuta “da sola” musicalmente parlando perché nella mia famiglia la musica non ha mai avuto un ruolo fondamentale, nessun musicista, nessun appassionato, nessuno che da giovane fosse andato ad un concerto e potesse parlarmi delle sue esperienze. Niente di tutto ciò. Anzi, in verità una persona c’è. Una volta entrai nella vecchia camera da letto di mio zio e trovai delle vecchie cassette: Pink Floyd, Rolling Stones, Beatles, The Doors… e adesso le custodisco gelosamente sulla mia mensola.

Mi sono avvicinata alla musica relativamente tardi; non che prima non avessi alcun interesse, ma nulla mi entusiasmava veramente. Quando all’età di 14 anni ho ascoltato per la prima volta la versione di Bohemian Rhapsody dei Queen mi sono venute le lacrime agli occhi e ho continuato ad ascoltarla e ad emozionarmi per le successive tre ore. In quel momento ho capito la vera forza della musica. Non era la canzone in sé (senza nulla da togliere alla bellissima Rapsodia Boema, ovviamente), ma bensì ciò che la musica può fare: trasmettere la vera essenza della vita. Potrò sembrare romantica e non nel senso di sdolcinata, ma per me le emozioni sono tutto e sono pronta a scommettere che anche la persona più insensibile riesce ad emozionarsi ascoltando la sua canzone preferita. E che anche chi non apprezza la musica (specie rara ma non estinta del tutto) riuscirebbe a trovare nell’immensità dell’archivio musicale del mondo una canzone che gli trasmetta qualcosa.

Nonostante io voglia fare musica e ami sentire sulla mia pelle ciò che può trasmettermi continuo ad avere un problema: ho paura di uscire allo scoperto come artista, non credo in me stessa. Ed è frustrante. Amo fantasticare, pensare di esibirmi con la mia chitarra, il volto nascosto in parte solo da un microfono, ma per il resto spogliata di tutte le mie paure. Se ciò mi sembrava impossibile anche solo un anno fa, ora, circondandomi di persone che con l’ambiente musicale hanno a che fare ogni giorno, sto acquistando, passo dopo passo, quella sicurezza di cui necessito. Perché se la musica ti entra nell’anima, l’ispirazione verrà se. O forse non è così, io ancora non lo so.

Penso che questa mia paura venga anche dal fatto che prima di avvicinarmi ad una realtà musicale coinvolgente, come può essere la mia scuola di musica, non trovavo un gruppo con cui confrontarmi e con cui discutere di questa “cosa” che, gusti musicali diversi o non a parte, ci accomuna così tanto. E mi dispiace perché magari molti ragazzi vorrebbero esprimersi e avrebbero molto da dire, solo che ancora non c’è un luogo pubblico dove, mettendo da parte ideali politici e/o religiosi, si possa parlare di ciò che, invece di erigere muri, ci lega l’un l’altro: la musica.

Ho paura che questo Locus Amoenus rimanga un’utopia. Se davvero si vuole cominciare a costruire qualcosa bisogna iniziare con la sensibilizzazione da parte delle scuole e delle famiglie, che devono invogliare di più i bambini ad avere delle passioni sane.

Ci tengo (e qui mi rivolgo alle famiglie) a donare questo prezioso consiglio: lasciate i vostri figli esprimere la loro arte, qualunque essa sia, senza opporvi, perché non sarà mai tempo sprecato. Sarà sempre una nuova occasione per crescere. E voi giovani circondatevi di gente che condivide le vostre passioni ed i vostri gusti; ma non solo, anche di chi, pur essendo l’opposto, potrà sempre insegnarvi qualcosa di nuovo e aprirvi a nuovi orizzonti.

Ho voluto raccontare la mia esperienza perché voglio lanciare un messaggio: esprimete voi stessi, se non attraverso la musica, attraverso un’altra forma d’arte, ma fatelo. Il mondo necessita di voi, non crediate che non sia così. E per chi, come me, ha bisogno del suo tempo, se lo prenda, ma senza procrastinare troppo perché il momento di vivere e far vivere è adesso.

 

Claudia Felloni

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