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Prossima Fermata: Eugenio In Via Di Gioia Uscita Lato 2050

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Gli Eugenio In Via Di Gioia sono un gruppo di Torino che esordiscono al pubblico con l’Ep Urrà nel 2013 dal quale già si nota la loro irrefrenabile voglia di dar voce ai loro pensieri e al loro credo.

In attesa del singolo che uscirà il 28 settembre è il caso di fare un’analisi ben attenta del loro ultimo lavoro, l’album: Tutti Su per Terra, album composto da nove inediti freschi e d’impatto come un’onda inaspettata in un giorno di mare ventoso. Già dal titolo e dalla copertina capiamo come questo sia un progetto che ribalta i pregiudizi, le credenze popolari e il mondo intero, lo si nota già dall’Atlante, in copertina, che invece di sorreggere il peso della terra sul suo capo, ci si rivolta addosso: forse non c’è più nulla da reggere, oppure la massa della terra, o di chi la abita, è diventata un vero e proprio peso, impossibile da tenere sul capo, o ancora, forse è una metafora riconducibile al detto “si è rivoltato il mondo!”.

L’album si apre con una tra le tracce più belle dell’intero panorama musicale indie: Giovani Illuminati. Più volte Eugenio, autore e cantante dei testi, ha descritto la canzone come la sua preferita. Giovani illuminati parla dei ragazzi che ormai hanno perso quella qualità nell’accezione settecentesca e sono diventati illuminati dallo schermo del telefono, sono “chilometri distanti” anche se sono vicini, viaggiano ovunque nella home di Instagram e Facebook ma sono soli, “tremendamente solo”. In questa solitudine, ci ritroviamo ad essere sì, sempre giovani, sempre aggiornati sulle nuove uscite, le nuove mode, cosa sta mangiando in questo momento il cane della più famosa e bionda fashion blogger, ma siamo isolati da ciò che forse un tempo, in realtà nemmeno troppo lontano da noi, determinava l’esistenza dell’uomo: la fantasia. Ci siamo isolati, siamo tutti simili e lo siamo tutti. Eugenio stesso non si esclude perché proprio nella sua stessa intimità mentale si rende conto di quanto questa condizione di solitudine sia davvero tipica in ognuno di noi, insediata ormai in una “realtà che non conosco più”.

La seconda traccia, contraddistinta da suoni quasi africani, “La punta dell’iceberg” ci porta avanti nel 2050: ecco i nostri giovani illuminati da vecchi, che non possono più viaggiare perché il mondo gli è crollato addosso, i ghiacciai si sono sciolti perché è semplicemente successo, non l’hanno impedito. Sono stati troppo impegnati a “viaggiare stando fermi” che nel 2050 non ci sarà più nulla da vedere. Saremmo gli unici sopravvissuti ai disastri ambientali. Gli unici. Torna il tema forte della solitudine, probabilmente non avranno più nulla di tutto ciò che prima gli era sembrato normale che ci fosse. Si sono ritrovati poveri. Questo è il messaggio che gli Eugenio in Via Di Gioia vogliono dare: non siate giovani illuminati che perdono la bellezza della natura, degli animali, delle riserve, dei ghiacciai, solo perché impegnati davanti ad uno schermo, senza più nemmeno nessuna ambizione di salvare il prossimo.  “Non siamo mai riusciti a trovare noi stessi figuriamoci ad essere umani, evoluti a tal punto da non essere più voluti dagli altri”

La terza traccia, forse quella più famosa è “Chiodo fisso” che apparentemente sembrerebbe una canzone d’amore un po’ triste, ma è molto di più. Non è una canzone che parla di un amore finito, parla di un parassita, di una terribile malattia, dell’assenza di amore. Dopo averci catapultati nel 2050, si torna a parlare dei giorni d’oggi, delle relazioni in cui nessuno si prende cura dell’altro, della violenza che non genera mai amore, della differenza e della distanza che è tangibile tra l’umanità e la natura. L’umanità che distrugge la natura in tutte le sue facce e le sue forme. Chiodo fisso è una canzone sofferta che ascolti quando sei sotto la doccia e cominci a piangere senza motivo perché ti rendi conto che per qualcuno, nella tua vita, sei stata una persona orribile, hai intaccato la bicicletta di qualcuno.

La quarta traccia “Sette camicie” è una canzone sulla pazzia, o meglio su come un pazzo intelligente reagisce alla realtà “normale” per tutti noi. Per lui basta indossare “sempre la camicia” per essere omologato agli altri. Un bell’interrogativo che spesso mi sono posta ascoltando questa canzone è “Chi sono davvero i pazzi? Quelli che per strada straparlano da soli o noi, che non li capiamo?”. Oggettivamente vedere tutte le persone che compiono azioni come una macchina, senza porsi problemi nel diventare il “chiodo fisso” di qualcuno, che hanno perso l’umanità (o forse la natura?), che hanno sempre la camicia, che bevono solo acqua tonica e lo smalto perfetto, non sono forse i “veri pazzi”? questa canzone mi fa pensare molto al brano “Egli” contenuto nel primo album “Lorenzo Federici”. È possibile che quel pazzo che vedeva quelle “strane ombre” che lo avvolgevano, ora si sia messo l’animo in pace solo indossando ogni giorno la camicia?

La quinta traccia “Silenzio” è una canzone che dal vivo mi fa sempre piangere. Siamo di nuovo trasportati in un futuro in cui “abbiam risolto il problema dell’inquinamento acustico” (causato forse dai pazzi che non indossano sempre la camicia!), è una denuncia sociale verso le persone che, ignave, non prendono una posizione, che stanno in silenzio e non parlano, non obiettano, non dicono la loro. Ed è importante, quasi fondamentale, Eugenio lo urla con tutta la sua voce, verso la fine della canzone, con un crescendo esponenziale, si sente solo in questo mondo silenzioso, “minuti di silenzio diventano eterni se il rumore che hai rimane dentro tu non lo esterni, urlo sempre più forte, ma nessuno mi sente se il rumore assordante è il silenzio assente” da questo si evince la disperazione un po’ oberata di una persona che ha tanto da dire ad un pubblico sordo, cieco e senza vita.

La sesta traccia, “Obiezione” è la mia canzone preferita. Il protagonista è il grillo parlante, personaggio iconico della fiaba di Pinocchio, bambino che racconta questa strana involuzione di quello che gli era sempre sembrato il personaggio più saggio di tutti. Ecco, gli Eugenio in Via Di Gioia prendono questo personaggio e lo rendono un eroe cattivo per i nostri giorni in cui “se è l’opinione degli altri che conta, non serve la coerenza” allora fanculo tutto, anche quello che doveva essere il Re della saggezza, dell’integrità morale, si rivela essere il vero cattivo della storia.

La settima traccia è “Scivola” canzone che tratta ancora una volta il tema dell’indifferenza che caratterizza l’uomo moderno, il superuomo a cui non interessa nulla e si fa scivolare addosso ogni vero problema, attaccandosi però ai problemi generati da piccole incomprensioni e le opinioni degli altri.

L’ottava traccia è “Selezione naturale” feat Willie Peyote. Gli Eugenio in Via Di Gioia hanno raccontato recentemente in un’intervista che Eugenio non sapeva della collaborazione, data la sua non totale predisposizione per condividere la fase dello “scrivere” con qualcuno, si è direttamente ritrovato in sala prove con il famoso rapper, torinese anche lui, che ha realizzato per loro una strofa tanto tagliente, cruda quanto vera. La canzone racconta “al contrario” la selezione naturale, facendo vincere i bulli sui “ciccioni”, perché si sanno difendere da soli. È una canzone molto forte che al primo ascolto può lasciarti un po’ contrariato, ascoltandola bene ti rendi conto che ti stanno semplicemente vomitando la verità in faccia, come uno schiaffo in piena faccia per farti svegliare da uno stato catatonico dato dagli schermi luminosi di prima.  “Abbiamo sconfitto il male praticandolo nella stessa misura”. Abbiamo perso tutto, siamo delle macchine, tutte uguali. Tutte le canzoni sono invettive schiette per darti una visione reale del mondo in cui viviamo, i problemi che trattano non sono lontani anni luce, non si trovano nel 2050, ma sono qui. Adesso. Oggi. È come se volessero spronarti a fare davvero qualcosa di bello per il prossimo, come se volessero avvisarti che il 2050 sarà davvero una catastrofe quindi goditi sì il presente ma fai qualcosa per salvare la tua terra, la tua vita.

L’ultima traccia “La prima pace mondiale” ci porta a quello che sarà il futuro: non ci saranno più guerre e questo ci fa fare un bel sospiro di sollievo, soprattutto dopo una sfilza di canzoni/invettive. Ovviamente al secondo ascolto, ma anche al diciannovesimo, capisci che in realtà questa “pace” è semplicemente una farsa. Gli eroi sono andati via perché loro non hanno motivo di restare qui, dove vige un regime in cui non c’è criminalità, ma nemmeno eroismo, una realtà neutra, dove i sentimenti non contano, dove si sta tranquilli nel terribile oblio della normalità, ma anche questa ha perso valore. Ed è semplicemente il loro ultimo avviso per redimerci dalla nostra condizione di inetti. Credo che il vero messaggio di questa traccia, come quello dell’album sia semplicemente uno spronarci ad essere migliori di quanto siamo ora, perché continuiamo a toccare il fondo credendo di essere migliori degli altri. Una denuncia che non si limita al sociale ma anche all’intimità mentale che ormai non è più saggia perché il grillo parlante non ci consiglia più, la coerenza non ha motivo di esistere più, siamo soli, tremendamente, diventiamo parassiti di persone a cui capitiamo, le persone senza camicia sono pazze e anche poco furbe, e di quelle che la indossano non ci possiamo mica fidare, sono pazze! Non abbiamo più nulla da dirci perché non vogliamo più ascoltare, ci facciamo scivolare addosso i veri problemi e le responsabilità, non possiamo più fidarci nemmeno della scienza perché la selezione naturale ormai fa vincere i più forti che corrispondono a quelli più stupidi e la pace non ha senso.

Non è un album che parla di amori finiti, è un album che parla di una civiltà in declino, la nostra.
Parla di noi, dandoci la possibilità di cambiare.

 

Chiara Ciulli

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