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Night And Blues: Ventimila Leghe Sotto I Mari

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Luci lontane come di un faro illuminano ad intermittenza il pubblico del chiostro di santa Maria della Consolazione, anzi il chiostro del Night and Blues.

Sul palco attende una chitarra solitaria, pronta ad essere pizzicata.

E’ così che, dopo una breve presentazione, compare sul palco Sara Ardizzoni: illuminata da luci violacee si appresta ad estrarre dagli strumenti il suo progetto da solista: Dagger Moth.

Quasi consapevoli di questa necessità, le prime note di “Autumn Solo”, risuonando per l’intero chiostro, vanno ad infrangersi sui muri come un’onda sulla sabbia.

Il viaggio nell’oceano é cominciato: questo è per me la musica di Sara Ardizzoni.

I bassi e le battiti della batteria della loop station danno il ritmo alle onde e alimentano le correnti marine più profonde.

Ma la situazione non è affatto di tempesta, bensì crepuscolare: l’atmosfera cupa delle canzoni portava alla luce una sorta di espressione di un mondo sconosciuto e minaccioso. Tuttavia la minaccia delle canzoni, incanalata nei bassi, non è rappresentata da una possibilità di un attacco repentinamente offensivo, quanto più da un meccanismo di difesa. Difesa dell’identità in nome del diritto di vivere, proprio come quella della balena bianca Moby Dick di Melville che, minacciosa agli occhi degli uomini,non vuole altro che essere lasciata in pace.

La musica di Sara si rivela essere profonda quanto l’oceano da lei creato e non mi stupirebbe vederla suonare in locali underground di metropoli, adornata di atmosfere intime e soffuse.

L’introduzione di Sara, però, si rivela essere solo la calma prima della tempesta: nel momento più intenso si leva la dirompente chitarra di Massimo Caselli che, carica di reverberi, va a simulare le gocce di pioggia che raggiungono il  mare. A lui si aggiungono poi la batteria di Leonardo Danieli, il basso e la voce di Bruno Vaccari e il synth di Tommaso Lampronti.

I Go Flamingo sono salpati e con i loro suoni sembra di essere più in superficie che non nei fondali di Dagger Moth. La risalita é resa dai suoni di chitarra squillanti e riecheggianti e dal sintetizzatore che riempie e fa da faro alle emozioni create da Sara.

A volte dolci e sognanti, altre volte più cupe e profonde, sono le realtà scoperte dal sonar del sintetizzatore.

Ai dispositivi di ricerca sottomarina si uniscono le batterie frenetiche e gravi, depositarie dei venti cupi dei Joy Division e delle correnti astrali dei New Order, e la chitarra che sembra provenire da lontano, quasi come se la chitarra del celebre brano degli Yardbirds “Heart Full of Soul” si fosse voluta modernizzare per arrivare a vette altrettanto alte di spirito.

Tutti questi strumenti di scoperta si possono ritrovare in ogni singola canzone eseguita dai Go Flamingo, sia nei pezzi più isterici quali”New Dress”, “Jesus”, che in quelli più riflessivi come “When You Are Old”.

La voce di Bruno, anch’essa erede dei gruppi divenuti famosi grazie alla Factory Records, é l’unica cosa che rimane umana in mezzo a così tanti espedienti tecnologici di ricerca. Ed é proprio grazie alla voce che riceviamo un Cicerone per il viaggio in questi fondali; troviamo così una guida che, grazie allo spettacolare gioco di luci del palco, sembra essere in grado di poterci portare in qualsiasi remota grotta marina, un capitano Nemo dei giorni nostri; e il Nautilus è la musica dei Go Flamingo.

Tra canzoni ispirate alla letteratura beat di Allen Ginsberg e a quella  irlandese di Yeats, si giunge al bis: una cover dei The Sound e In The Dark, il brano più celebre dei Go Flamingo.

Così si chiude la serata del Night And Blues. Due mari sono stati collegati: quello frenetico e intermittente dei Go Flamingo e quello calmo e profondo di Dagger Moth.

É stata una vera scoperta degli abissi marini.

Vittorio Formignani

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