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Night and Blues: Unforgettable Fire

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Scende la sera su un’afosa giornata di fine luglio. Il rumore delle cicale si placa e lascia il posto al brusio della gente che, numerosissima, ha già preso posto a sedere e non vede l’ora di assistere al penultimo concerto di questa edizione del Night and Blues. Il chiostro è gremito, la curiosità cresce, le luci si abbassano…

Salgono sul palco gli Unforgettable Fire, tribute degli U2, formati da Luca Pasqualini (batteria), Alessandro Rivani (basso), Giacomo Battara (chitarra, cori) e Danilo Bettinazzi (voce) nei delicati panni di Bono Vox.

Questa serata sarà leggermente diversa dalle precedenti: le canzoni, infatti, saranno intervallate da brevi storie e racconti narrati da Lauro Luppi, che ci farà scoprire aneddoti e retroscena sulla formazione, l’ascesa e i successi della band irlandese.

Tutto ha inizio il 20 settembre 1976 quando Larry Mullen mette un annuncio su una bacheca di una scuola di Dublino con l’intenzione di trovare altri musicisti per formare una band. Alla chiamata rispondono Adam Clayton, David Evans (The Edge) e Paul David Hewson (BonoVox). Nel 1979 i quattro ragazzi pubblicano Boy, il loro lavoro d’esordio in studio, dal quale sono tratte le prime due canzoni della serata.

Si comincia con I Will Follow, canzone dove Bono parla dell’amore incondizionato di sua madre verso i figli, una brano energico, caratterizzato da un riff incisivo suonato sull’iconica Gibson Explorer brandita da The Edge, Giacomo Battara per la serata. Dopo Out of Control è il momento di uno dei cavalli di bataglia dei primi U2: Sunday Bloody Sunday, una canzone di denuncia nata dai fatti accaduti il 30 gennaio 1972 quando l’esercito britannico fece fuoco sui partecipanti ad una manifestazione uccidendo quattordici persone.

La voce di Lauro ci illustra il dipanarsi della saga degli U2 e racconta di come il quarto album ( Unforgettable Fire), da cui la tribute band prende il nome, abbia segnato una svolta nella storia del gruppo. Grazie al nuovo produttore, Brian Eno, vengono abbandonate le sonorità post-punk degli inizi a favore di atmosfere più ricercate, arrangiamenti complessi: nasce così un suono sfocato, nebuloso, come un quadro impressionista.

Da questo album il gruppo propone una bellissima versione della stupenda, indimenticabile Pride (In The Name Of Love): il suono della chitarra di Giacomo è molto curato e fedele all’originale e la performance canora è davvero notevole.

Proseguendo la serata gli interessanti racconti di Lauro si addentrano nelle trame di The Joshua Tree. Bellissimo l’aneddoto che vede protagonista Bono: il cantante fa visita ai Rolling Stones negli studi di registrazione dove questi sono impegnati nella composizione di brani per il nuovo disco. Keith Richards comincia a suonare un giro blues e chiede a Bono se conosce qualche pezzo da cantarci sopra, ma quest’ultimo risponde di non sapere nessun blues e aggiunge che oltretutto questa musica lo fa addormentare. Sbalordito da questa affermazione il chitarrista ribatte icastico: «Il blues non fa dormire, ti mette paura». Stimolati da questi incontri, dall’amicizia con Bob Dylan e Van Morrison, gli U2 spostano la loro attenzione verso le radici della musica rock scoprendo il blues, il country e il gospel.

Gli Unforgettable Fire deliziano il pubblico con quattro ottime interpretazione di canzoni tratte da questo album: Where the Street Have No Name, I Still Haven’t Found What I’m Looking For , With Or Without You e In God’s Country.

Gli echi rock blues si fanno sentire anche nelle canzoni tratte da Rattle And Hum: impossibile stare fermi al ritmo di Desire, brano che prende a piene mani il groove del grande Bo Diddley e che la band esegue alla perfezione; da apprezzare la citazione a Not Fade Away dei Rolling Stones e l’efficace assolo di armonica finale.

Nei brani successivi come Until The End of The World, One e Beautiful Day svaniscono le influenze blues, ma non si perde la grande carica della band e del frontman Danilo che coinvolge attivamente il pubblico portando alcuni spettatori sul palco durante Mysterious Ways.

Il concerto procede verso il finale con la scarica di adrenalina di uno dei riff più belli degli ultimi anni ossia Vertigo e si conclude con l’evocativa City Of Blindings Lights e la recente The Miracle (Of Joey Ramone).

Gli applausi alla band da parte delle persone entusiaste sono tanti e meritati: la potenza della batteria, il basso poderoso ma non invadente, la grande cura dei suoni della chitarra, una superba prestazione vocale e la notevole capacità di coinvolgere il pubblico sono i tratti distintivi della band. In questa serata gli Unforgettable Fire si sono dimostrati all’altezza del non facile compito di impersonare gli U2.

Paolo Concato

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