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Night and Blues: Roberto Formignani Trio, Un Blues Che Ancora “Ruggisce”

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Per raccontarvi la magia di questa serata è necessario tornare qualche anno indietro: siamo nel 2003, è appena nata una nuova manifestazione musicale chiamata “Alla Periferia dell’Impero” e viene inaugurata dalla chitarra di Roberto Formignani insieme all’armonica di Antonio D’Adamo. Da quel momento in poi il blues che echeggiava tra le mura del chiostro di Santa Maria della Consolazione non se n’è mai più andato, al punto che la manifestazione si trasforma nell’ormai acclamata “Night and Blues” e, dopo 14 anni, lo stesso blues torna a riecheggiare tra quelle mura, non più solo con una chitarra ed un’armonica, ma in maniera più corposa, poiché questo blues non lascia spazio a rivali. Qui, signore e signori, non ce n’è più per nessuno. Ma di chi sto parlando, vi chiederete? Ovviamente del Roberto Formignani Trio, che nella serata del 26 luglio, ha dimostrato più che ampiamente che il blues non è assolutamente morto e soprattutto che non c’è alcun modo di farlo morire.

La serata viene introdotta lasciando spazio all’associazione AVIS, che ha creato un nuovo progetto, nato con la collaborazione di Roberto Formignani e dell’Associazione Musicisti di Ferrara, il cui obiettivo quello di informare, soprattutto i più giovani, sulla consapevolezza della donazione di sangue e dell’alimentazione corretta di un donatore.

Appena il palco si libera cala un silenzio reverenziale, quasi a rappresentare la calma prima della tempesta. E’ lì che viene dato il via libera alla chitarra di Roberto Formignani, che apre le danze in maniera sublime; ovviamente non si può fare altro che stare con gli occhi sgranati ad ascoltare quel blues che da assopito inizia a gridare a gran voce. Estremamente trascinati dall’intensità del suono di Formignani, si uniscono alle danze anche Alessandro Lapia al basso e Roberto Morsiani alla batteria, interpretando una bellissima versione di One Way Out dell’Allman Brothers Band; ormai, anche l’orecchio meno esperto ha capito che questa sera il livello è altissimo, e se ne ha la conferma dopo aver ascoltato l’inconfondibile Lucky Blues, targata appunto Formignani, e passando per il rock ‘n’roll di My Babe di Willie Dixon.

Passiamo ora ad una chicca che personalmente ritengo quasi ineguagliabile: l’incredibile versione di Further On Up the Road che va a prendere a piene mani il riff di Funky Mama di Danny Gatton. Il problema più grosso, in questi casi, è riuscire a citare Gatton in una canzone di Clapton senza andare fuori tema, ma direi che questa sera i nostri tre uomini di blues ci sono ampiamente riusciti: sostenuto dalla ritmica assolutamente perfetta di Morsiani e Lapia, Formignani riesce a dare vita ad una versione di Further On Up the Road che farebbe rosicare Clapton stesso. Mentre la ascoltavo mi immaginavo il famoso bluesman all’interno del chiostro, appoggiato ad una colonna, esclamare: “Oh man, why don’t I think about it?”.

Cosa ci si può aspettare ora, se non un I Got My Mojo Working preceduto dal Dueling Banjos più famoso della storia? Ma attenzione: qui non c’erano una chitarra acustica ed un banjo a farlo, ma semplicemente una Telecaster, uno slide e la tecnica di Roberto Formignani.

Di seguito Crossroad, Every Day I Have The Blues e Chitlins Con Carne ci hanno riportato con i piedi per terra per farci capire realmente come si fa a suonare del buon blues.

Ci dirigiamo ora verso la fine del concerto, accompagnati dal treno creato dalla chitarra di Formignani, che batte sulle rotaie disposte perfettamente da Morsiani e Lapia, con un Mystery Train che sembra quasi aver risvegliato Elvis, talmente era fatto bene.

Con Help Me e Little Wing è stato toccato l’apice, se si pensa poi che in mezzo c’è stato pure il tempo di inserire una citazione ai Pink Floyd con le quattro note di apertura di Shine On You Crazy Diamond; non si può fare altro che una standing ovation a questi musicisti, e così è stato.

Con un pubblico che a gran voce chiedeva ancora un’ultima canzone, è stato concesso un bis che non poteva essere più azzeccato. Per parlarvi di questa ultima canzone sono costretto a fare una piccola digressione e a portarvi insieme a me al 5 gennaio 2009. Il sottoscritto, che all’epoca aveva solo 14 anni, è andato a sentire il suo primo “Play Mr D’Adamo”, dove Formignani e Morsiani, insieme a tantissimi altri musicisti, hanno dato vita ad una serata ineguagliabile, che personalmente mi ha fatto scoprire per la prima volta le bellezze del blues. In questa occasione è stato eseguito lo stesso brano che ha chiuso il concerto di questa serata, ovvero un medley tra Amazing Grace e Rollin’ and Tumblin’. Ascoltandola all’interno del chiostro di Santo Spirito la mia mente è tornata a quella serata del 5 gennaio, dove tutto per me è iniziato, e dove ho avuto la conferma che, anche se sono passati otto anni, questi musicisti rimangono praticamente ineguagliabili, che il ricordo dell’armonicista Antonio D’Adamo, al quale è stato dedicato il brano, è ancora vivo in tutti quelli che hanno avuto il piacere di conoscerlo e che il blues non invecchia mai, poiché è sempre in grado di coinvolgere tutti; nessuno può astenersi dall’applaudire chi riesce a creare un’atmosfera e delle emozioni del genere.

Se siete arrivati fino a questo punto, alcuni tra voi potrebbero pensare che queste parole non siano attendibili, di conseguenza non sarebbero propensi a partecipare ad uno spettacolo del genere… Allora, al fine di sfatare ogni dubbio, vi lascio la versione del 2009 di Rollin’ and Tumblin’ e vi posso assicurare che, andandola ad ascoltare, vi pentirete di non essere venuti.

https://youtu.be/Og5JUZbsgqQ

Simone Guidi

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