wahwah news

Vittorio Formignani

Vittorio Formignani

Le Cronache Dei Buskers: Lo Staff, I Giovani E La Musica

Le Cronache Dei Buskers: Lo Staff, I Giovani E La Musica

Vittorio Formignani

Vittorio Formignani

immagini
swipe up!

Come ogni anno è arrivato il Buskers Festival ed esattamente come da 31 edizioni a questa parte si è portato via con sé un’altra Estate.
Perché è esattamente questo che rappresenta il Festival: l’ultima grande festa prima dell’arrivo dell’Autunno e del freddo con tutto ciò che questo comporta.
La musica, la danza, la fusione tra culture, i momenti di condivisione e convivialità, il tutto condito da meraviglia e gioia, sono l’ultima celebrazione prima di passare il valico che una volta attraversato assopirà lentamente la città.
Una voce si leva e grida che è davvero un peccato. E non si sta parlando certo di allungare la durata del Festival quanto del valore che si perde una volta finito.

Quella voce è molto simile a quella dell’articolo sul Festival del 2017 ma quest’anno si fa sentire ad un volume decisamente più alto.
Esatto, anche quest’anno ho lavorato all’Infopoint del Buskers Festival e questa volta ho voluto allargare il più possibile la mia intervista allo staff di questa edizione.
Quindi non solo Infopoint, ma anche controllo artisti, addetti vendite e carretti e anche responsabili sono stati presi in causa per dipingere quello che questo staff, fatto da tanti giovani che vivono la città tutto l’anno, sente e percepisce da questo festival.

Infatti la mia prima domanda è stata proprio:
Senti la mancanza del Festival durante l’anno e se sì perché e che cosa?
Vi risparmio dal leggere tutte le risposte dato che l’opinione generale è stata piuttosto uniforme. Quindi le riunisco in un’unica grande citazione:“L’atmosfera per le strade”, “La sinergia che si crea con lo staff” G.S. “ La Multiculturalità” F.P. “Il Puedes mi manca tanto”, “ La città piena di gente” A.N. “ Mi manca Ferrara caotica” L.Fa. “Io aspetto il festival tutto l’anno per poter vedere Ferrara nuovamente viva” G.C. “Mi manca molto spesso. L’atmosfera , la musica e la gente in giro”,  “La festosa accoglienza e apertura a gente e realtà molto diverse ma riunite geograficamente per una settimana” L.Fe. “Volevo entrarci e ora non me ne vado più. L’atmosfera è bellissima e poi sono abituata a stare con i musicisti” I.F.
“L’atmosfera di Festa” M.F. “La città che si riaccende e la libertà d’espressione” M.G. “La Vitalità che manca durante l’anno” F.Pi. “Ferrara Viva” M.M. “La rottura dalla quotidianità, il clima e la possibilità di relazionarsi con tanti altri paesi” V. “La città e i suoi luoghi che vengono valorizzati” G.F.  “Mi mancano i ragazzi e la gioia che il festival trasmette” M.F.

Quello che sembra mancare ai giovani durante l’anno è proprio la città che si anima, che prende vita e si colora di tante culture e nazionalità aumentando le occasioni di meraviglia e incontri casuali che solo le grandi città possono offrire.
È un momento in cui la musica poi riprende uno dei suoi ruoli più viscerali: quello di unire le persone, anche le più distanti fra loro.
Ristabilisce un contatto. Quel contatto che la nostra generazione di giovani sembra non aver mai imparato a causa della profonda apnea nella tecnologia e in dinamiche social inventate per avvicinare ma che in realtà ci allontanano sempre di più.
Che giovane è quello che non sa o dimentica come interagire con i propri coetanei?
Se poi addirittura non si ha un luogo geografico e fisico in cui entrare in contatto e si è lasciati in balia dei social e internet, che sono non-luoghi, inevitabilmente una connessione profonda tra persone non può accadere.

Per capire ancora meglio proprio queste mancanze, che sono poi i punti di forza del Festival, ho voluto approfondire facendo una domanda che ha messo in difficoltà tutti ma ha centrato il punto.

Mi descriveresti il festival, a tua scelta e piacimento, con un insieme di parole, una citazione, un film, un libro, una canzone o buskers ecc.?

G.S.  Coldplay – Viva La Vida
F.P. I Tre Musici di Picasso
L.B. El Kote (Buskers)
C.F. Almost Famous
L.F. Negrita – Gioia Infinita
A.T. Ezio Greggio
R.G. I Colori della Vita
G.C. Vasco Rossi – Splendida Giornata
A. Modena City Ramblers – La strada
M.G. Gli Orologi Molli di S. Dalì
V. Louis Armstrong – What A Wonderful World
G.F. Un vestito a fiori
I.F. Grafton Street a Dublino
M.F. Profumo di L. Russolo
F.P. Elasticity di U. Boccioni
M.M. Ed Sheeran
A.C. Il suono dei carrelli delle vendite sui sampietrini e i sassi
G. Bal au moulin de la Galette di P.A. Renoir
F.A. Il bello di stare insieme, il condividere e il girare insieme, le ora passate in Boldini ad aspettare il cambio e le gare tra carretti
M.F. I quadri di Pollock

Cosa si può capire da queste risposte? Che riflettono esattamente le mancanze espresse nella prima domanda. Per alcuni possono essere appunto mancanze, per altri desideri, per altri ancora utopie o al contrario realtà ritrovate magari anche non in Italia.

Tutto ciò può lasciare intendere una cosa. Questo bisogno insito in questa nuova generazione di giovani di un luogo di aggregazione e condivisione che abbatta pregiudizi e preconcetti lasciando anche indietro gruppi di persone preformati mischiando così le carte.
Nel passato quel ruolo apparteneva alla musica. Toccava alla musica connettere cuori e menti e lo faceva anche in modo molto semplice. Perché la musica è un istinto che, proprio come quello di ballare, ha preso tanta gente durante questa edizione del Buskers Festival.

E ciò potrebbe accadere se innanzitutto ci si accorgesse di questo bisogno in modo tale da restituire alla musica non solo il mero obiettivo di intrattenimento o di colonna sonora della nostra vita.

Se uno si concentra su queste affermazioni, molti di questi bisogni possono essere soddisfatti durante il festival ma: dieci giorni bastano a riaccendere non solo a Ferrara ma in Italia la fiamma delle musica e la passione per la musica suonata durante l’anno ai concerti?

Ora vorrei rispondere alla seconda domanda che ho posto allo staff come ho fatto l’anno scorso e stavolta vado un po’ in direzione opposta.
Perché scelgo Everything You’ve come to Expect dei The Last Shadow Puppets. Come è stato detto il Festival è un avvenimento che chi lo apprezza aspetta tutto l’anno e che, proprio come la melodia e atmosfera della canzone, sembra un sogno sospeso, un intervallo tra tutto il rumore capitalistico che riduce la musica ad un mero prodotto commerciale.

Perciò il mio consiglio è quello di fare tesoro di ciò che Il Festival ci insegna e toglie la mancanza per poi poterne seminare i frutti durante l’anno andando così a coltivare un futuro più accogliente, vivo, unito e pieno di musica. Proprio come quel presente che durante il Festival fa sognare tutti i giovani.

Vittorio Formignani  

 

indice
Vittorio Formignani
condividi
condividi
Rimani aggiornato!

Nuovi articoli, storie e podcast a portata di una sola mail.

Sei un musicista o una band?

E vorresti avere uno o più articoli che parlano di te scritti e redatti dal Team di WAHWAH Magazine?

Compila il form qui sotto con i dati essenziali di te o della tua band e raccontaci in poche parole la tua musica.

Oppure prenota un appuntamento

con uno dei redattori di WAHWAH

Clicca il pulsante qua sotto per prenotare un appuntamento Live o a distanza.

Oppure prenota un appuntamento

con uno dei redattori di WAHWAH

Clicca il pulsante qua sotto per prenotare un appuntamento Live o a distanza.

Iscriviti a wah wah news
Leggici sui social!

Vuoi far parte della Redazione di WAHWAH Magazine?

Note: Noi della Redazione di WAHWAH Magazine ci prenderemo 48h per revisionare la tua candidatura.

Iscrizione avvenuta con successo!

Ha fatto parlare Jimi Hendrix, ora fa parlare Noi.

WahWah Team.

Indice dell'articolo