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L’Africa Approda A Ferrara: Camelot Combo E Giselle

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La vita a volte riserva delle grandi sorprese. Chi l’avrebbe mai detto che dei rifugiati africani avrebbero ritrovato un po’ delle loro origini nelle percussioni che sono qui ad attenderli?
Ma qui dove?
Siamo al Teatro Comunale e ad accoglierci ci sono i sorrisi, l’indole festosa e l’energia dei Camelot Combo, l’ensemble di percussionisti richiedenti asilo diretti dal maestro della Scuola di Musica Moderna, Flavio Piscopo. Sono proprio loro ad inaugurare il Focus Africa: tre spettacoli di danza fortemente ispirati al continente.

Al via del maestro, i musicisti si scatenano: subito si crea un’atmosfera effervescente, coinvolgente… E’ impossibile non muoversi a tempo di musica! L’energia è forte: è un’ondata che fluttua avanti e indietro tra i ragazzi e il pubblico.
Ci poteva forse essere preludio migliore ad una serata per omaggiare la cultura africana? Un balletto classico riproposto in chiave moderna, un naturale seguito all’energia dei percussionisti… Giselle.

Una giovane contadina della Renania medievale. Un nobile subdolo. Un amore fallace. Tradimento. Morte. Un’anima misericordiosa tra gli spiriti implacabili. Perdono.
Questa è l’essenza della Giselle, balletto romantico del diciannovesimo secolo di Theophile Gautier e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges. Di tutt’altra natura è la Giselle di Dada Masilo, coreografa e ballerina dalla grande presenza scenica, che ha portato dentro le mura di Ferrara una performance dal forte impatto emotivo, uno spettacolo intenso che arriva dritto al cuore e lascia con il fiato sospeso.

La contadina di Dada però non perdona. La rappresentazione della sua storia si discosta molto dal balletto romantico: veniamo catapultati infatti in un remoto villaggio del Sud Africa, dove le tradizioni vivono ancora. La coreografa ha realizzato una vera e propria trasposizione etnica, potendo contare sulla collaborazione di undici affiatati ballerini, abilissimi interpreti non solo dal punto di vista tecnico ma anche emozionale.
Ma cosa ci ha colpito di questa serata?
I danzatori hanno espresso tutta l’energia autentica della terra africana portando sul palco un nuovo vocabolario di movimenti; erano fluenti, convulsi e grintosi, coordinati come un sol corpo e a tratti liberi. Sembrava potessero trasmetterci tutta la tensione e la passione accumulata nei loro corpi danzanti. A tratti sembravano addirittura attraversati da una scarica elettrica.

E’ stato molto potente anche l’impatto visivo. Impossibile ignorare la letterale “messa a nudo” di Giselle: in una scena viene infatti denigrata e denudata dai compaesani. Molto incisive sono state inoltre le Willi, spiriti vendicativi delle ragazze sedotte, che sono state vestite di rosso, rosso come il sangue e la passione, ed erano sia maschi che femmine. La scelta non è stata casuale: Dada voleva sottolineare come le sofferenze d’amore colpiscano indistintamente entrambi i sessi.

Complice di questo trasporto è stata la musica: nata dalla penna di Philip Miller, mescola le sonorità classiche con quelle moderne. Agli strumenti tipici dell’opera spesso si aggiungevano le percussioni, suoni elettronici e voci africane. Il tutto è stato incorniciato dalle grida animalesche dei ballerini, che hanno restituito ancora di più le sensazioni di furor, violenza e aggressività.
Una serata che difficilmente si può dimenticare.

Francesca Marchetti

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