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Vittorio Formignani

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La Traviata: Tra Memoria Soggettiva e Memoria Collettiva

La Traviata: Tra Memoria Soggettiva e Memoria Collettiva

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Andare al Teatro Comunale di Ferrara mi ha sempre dato le vertigini.
Sin da quando le insegnanti delle elementari ci portavano in visita, ho provato una sensazione di sopraffazione al palesarsi di quella sala enorme, casa di meraviglie.
Persino nell’adolescenza, età in cui spesso si vuole far finta di fare i sostenuti per evitare sfottò vari, faticavo a trattenere questo dolce sentimento di sgomento.
Probabilmente, se si potesse, starei ore ad ammirarne il soffitto steso sul pavimento.

Questi sono i pensieri che si susseguono in mente mentre aspetto che cominci “La Traviata”, opera lirica da cui sono stato spesso sfiorato ma che non avevo mai visto integralmente.
A questo punto mi sorge una domanda.
Quanti dei miei coetanei, compreso me, hanno presente di cosa tratta La Traviata? Perché, a pensarci bene, oltre alla nota Libiam ne lieti calici, l’unico riferimento chiaro a quest’opera che mi risulta limpido è lo sketch di “Frankenstein Junior” nella quale le consorti rispettivamente del Dr. Frankenstein e di Frankenstein accennano il Sempre Libera (Sempre libera degg’io
 Folleggiare di gioia in gioia) in preda ad un piacere, diciamo, “dionisiaco”.

Ecco, questo forse è uno dei pochi modi, credo, con cui La Traviata può aver raggiunto e raggiungere, appunto di striscio, uno della mia età, se non più giovane.
E già Frankenstein Junior potrebbe essere un riferimento sconosciuto per chi va al liceo, salvo casi straordinari.

Tuttavia, ogni sensazione che provo, mentre nel frattempo gli atti e le scene si susseguono, grida che è un peccato.
Perché già nel primo atto non mi sono reso conto di essere diventato solo orecchie e occhi talmente ero assorto e attratto dall’opera e i suoi interpreti.
Non avevo più un problema. Ero solo sensi.

Io, d’altronde, sono stato molto fortunato. Sono nato in una famiglia in cui si ha sempre avuto sensibilità e più di un orecchio nei confronti della musica.
Probabilmente, d’altro canto, se non fosse stato per mio padre e l’insistenza eroica con cui la sosteneva, la lirica non mi sarebbe mai interessata e avrei lasciato appassire quella sensazione di meraviglia che avevo provato più d’una volta.
Ma quanto mi posso considerare un’eccezione? Vedo che in teatro ci sono altri “giovani” come me ma non sono soddisfatto. Il teatro ne meriterebbe molti di più.  Tanti quanti gli spettatori dell’epoca d’oro della lirica, tanti quanti quelli dei Tre Tenori.
Perché, oltre ad essere un tesoro inestimabile di cultura e un preziosissimo gioiello di storia, la lirica, in generale il teatro, avrebbe davvero tanto da insegnare alla mia generazione.
Qui mi viene da dire per fortuna che c’è il conservatorio che tramanda e, appunto, “conserva” e protegge questo patrimonio.
Solo che non mi soddisfa che questa ricchezza la conosca solo chi la esegue e studia.
La meraviglia bisognerebbe farla vivere in prima persona a tutti.

Ora io non posso assolutamente dare un giudizio tecnico e critico sulla qualità dell’esecuzione e della regia della Traviata inscenata l’11 Febbraio in quanto non sono un esperto. Posso dire di aver apprezzato molto gli espedienti scenici e i costumi in linea con l’epoca dell’opera e di essere stato toccato dalla sensibilità e delicatezza degli esecutori in particolare di Violetta e Alfredo, anche se mi affascinano di più le voci come quella del padre di Alfredo.
In particolare avrei voluto fare il fermo immagine di alcune scene, sia delle feste che quelle più solitarie, perché sembravano davvero dipinti specie in quei rari e brevi silenzi che rendevano l’essere tutti in un luogo, in silenzio, surreale.
Ma non è questo quello su cui mi voglio concentrare.

Anzi, dato che questo mio week-end ha avuto come tema la memoria grazie anche alla riflessiva presentazione del libro “Come Cani alla Catena” di Alperoli/Bertoni/Rentocchini, vorrei proprio far capire attraverso il ricordo quante lezioni  abbia per noi  giovani “liberi”.  

“Liberi” perché se la memoria è come un filo che ci lega al passato, allora, noi immersi fin da bambini nel digitale possiamo dire di non avercela. Ci sono i computer e i drive vari a “ricordare” per noi.
Ma così noi, come generazione, non abbiamo né una memoria soggettiva fatti di ricordi nitidi e sensazioni senza tempo, come quella degli autori del libro sopracitato, né una memoria collettiva che ci ricorda i misfatti, ma anche le grandezze compiute prima di noi.
E la lirica è una grandezza che parla di storia e di atti di ribellione alla società che possono fare da modello.
Non si può non citare su questo frangente il “Nabucco”, opera risorgimentale nella quale Verdi inserisce il parallelismo tra la condizione politica degli ebrei soggetti al dominio babilonese e quella degli italiani al dominio austriaco.

La traviata, d’altra parte, è un esempio di grande fortezza d’animo, di un amore che va oltre i dettami sociali e che travolge tanto da consumare la vita (Di quell’amor ch’è palpito dell’universo intero,misterioso, altero,croce e delizia al cor).
E parla di un amore durato 6 mesi da Agosto a Febbraio ma che è bastato a sconvolgere la vita di due persone e di quelli intorno a loro.
Ora alle coppie cosa succede in 6 mesi? Forse si sono già lasciati oppure non lo hanno vissuto appieno, “tanto c’è tempo”.

La lirica invece insegna benissimo il famosissimo “Carpe Diem” proprio perché al tempo in cui sono state messe in scena il tasso di mortalità era altissimo ed era necessità tirare fuori il meglio da ogni giornata. E se ci si innamorava lo si diceva e lo si viveva questa amore.
Al diavolo la timidezza e i blocchi sociali!
Addirittura se questo amore non c’è, consuma tanto da togliere la vita.
Perché spesso la salute fisica nella lirica è direttamente proporzionale a quella psicologica.
Mens sana in corpore sano alla lettera.

Tutto questo era non solo per dire che sono rimasto stregato dalla rappresentazione della Traviata dell’11 Febbraio ma anche per esprimere la mia visione sul rapporto tra “giovani” e lirica che a mio parere è ancora più a rischio di quello con la musica.

L’augurio è che questo articolo possa sensibilizzare verso la musica e invogliare anche solo un giovane all’ascolto della lirica e che magari possa reagire inizialmente come Violetta reagisce all’amore (“ È Strano!”) per poi “Gioir” della meraviglia di questo patrimonio che ha commosso e mosso molti.

Vittorio Formignani

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