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Jazz Is Not A “What” But It’s A “How”

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Si spengono le luci, l’orchestra si posiziona, al cenno del direttore il flauto traverso di Sandro Tognazzo intona il tema introduttivo di “Magia Silenziosa”, composizione del celebre sassofonista italiano Claudio Fasoli, presentato in uno speciale arrangiamento di Daniele Santimone pensato per l’occasione.
Prende così il via la prima serata della stagione concertistica 2017-2018 del Jazz Club, inaugurata dall’esibizione della Tower Jazz Composers Orchestra, organico di ventuno elementi diretto Daniele Santimone e Piero Bittolo Bon.
Il dialogo tra le sezioni d’orchestra spicca fin dal primo brano, “dove al solista la sezione fiati risponde con il background solo” spiega il maestro D. Santimone, al tema armonizzato segue lo shout chorus fino ad un esplosivo crescendo finale.

Una pioggia di note guida la serata da “Suburbia Suite” di Gabriele Cancelli a “Giacomo Ancillotto”, omaggio di Piero Bittolo Bon al celebre chitarrista romano. “Qui le sezioni d’orchestra si rincorrono in maniera molto contrappuntistica, lasciando poi spazio a momenti totalmente liberi, affidati a solisti designati” aggiunge D. Santimone. Come da tradizione jazzistica, questo brano è stato composto appositamente per l’evento, ispirandosi al chitarrista Francesco Diodati, ospite della serata, accompagnato dalla Tower Jazz Composers Orchestra in “Giacomo Ancillotto”.
Dopo “Elegia per una squadra di calcio” di Sandro Tognazzo, il primo tempo della serata si conclude in modo esplosivo con “Morning Drill”, del trombonista della Tower Jazz Composers Orchestra Lorenzo Manfredini, brano caratterizzato da uno spiccato tiro funk. Calza a pennello la scelta di un Fender Precision da parte del bassista Stefano Dallaporta, che aggiunge così un ottimo groove all’esecuzione.

Salito sul palco il Mauro Rolfini quintet si crea un clima del tutto diverso: da un’atmosfera inizialmente rilassata e dai tratti evocativa, attraverso improvvisazioni e frasi fuori dal comune linguaggio musicale si approda ad una sezione ricca di dissonanze, sapientemente collocate dalle tre ance di Tobia Bondesan al sax soprano,  Mauro Rolfini al sax alto e Giancarlo Schiaffini al trombone. Il contrabbasso di Silvia Bolognesi, preciso e cadenzato, domina nel risultato d’insieme sostenendo il portamento del gruppo e lasciando una grande libertà ritmica ed improvvisativa al batterista Giuseppe Sardina. È proprio la sperimentazione la cifra stilistica di questo pianoless quintet: dall’inserimento di sonagli da parte del batterista all’interloquire onomatopeico del sassofonista Tobia Bondesan durante i soli.
Quando si assiste ad un concerto come questo è sempre opportuno spegnere la nostra concezione abituale di musica e lasciarci pervadere da ciò che si ascolta.” commenta il maestro Daniele Santimone. “Troppo spesso scatta il preconcetto di ciò che già conosciamo e ci aspettiamo di sentire. Questo è da evitare se si vogliono ampliare i propri orizzonti culturali. Il jazz non è qualcosa di predefinito ma una musica in continua evoluzione, infatti come diceva il grande Bill Evans  “Jazz is not a “what” but it’s a “how” ”.

Roberto Morandi

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