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Maristella Magnani

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Intervista agli Ecofibra sul loro primo album “Maledetto Vintage”

Intervista agli Ecofibra sul loro primo album “Maledetto Vintage”

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Ph. Maristella Magnani

Il 22 aprile 2022 è stato reso disponibile “Maledetto Vintage” il primo album della band ferrarese Ecofibra, pubblicato e distribuito da Alka Record Label con produzione artistica di Michele Guberti, registrato e mixato presso il Natural HeadQuarter Studio di Ferrara.
Abbiamo intervistato Alessia e Gianmarco su questo primo lavoro.

Gli EcoFibra sono:
Alessia Piva: Voce
Gianmarco Simone: Basso
Francesco Piazzi: Chitarra.
Alla formazione live si aggiungono
Leonardo Losito: Batteria
Alessandro Zambon: Chitarra

Quale esigenza artistica vi ha guidato nella creazione dell’album? E quale bisogno vi ha mosso nella trattazione dei temi dei brani?

Alessia: La registrazione del disco è stata suddivisa in due parti, la prima è stata fatta nel 2020 poco prima del primo lockdown, la settimana che abbiamo finito hanno chiuso tutto. L’ultima parte è stata registrata alla fine della quarantena, e secondo me c’è proprio una crescita, un po’ per il passare del tempo un po’ perché comunque essendo stati una prima volta in studio, siamo poi cresciuti e abbiamo fatto esperienza e le cose sono maturate. Come esigenza perché c’è tanta voglia di sperimentare, di arrivare a creare qualcosa di concreto che tutti potessero avere, perché avevamo bisogno di esprimere le nostre idee e dire qualcosa di noi attraverso la nostra musica e testi. Per me l’esigenza principale è aver avuto l’occasione di buttare fuori i miei pensieri e aver raccontato una parte di quello che sono.

Gianmarco: Io penso che l’esigenza primaria fosse quella di crearsi un abito da mettersi addosso, esistiamo dal 2017 ma ancora non avevamo mai pubblicato un disco, e quindi serviva un bel biglietto da visita per presentarci definitivamente, alla band dico sempre che noi, come Ecofibra, siamo nati con l’uscita del disco sia a livello musicale sia per stile. Poi come ha detto Alessia, avevamo qualcosa da dire anche troppe cose da dire.

Alessia: Avevamo tante idee anche tanto diverse tra di loro e per questo il disco racchiude vari generi, aspetti ed elementi che comunque caratterizzano ogni canzone. Ci siamo creati un’identità da raccontare e da esprimere, fatta da tante facce.

Gianmarco: E soprattutto anche l’esigenza di confrontarci con qualcosa che paradossalmente fosse anche più grande di noi, perché comunque l’ambiente di “Natural HeadQuarter” è fatto da professionisti del settore, farci guidare musicalmente da loro è stato molto importante per poi capire in che direzione andare poi nei prossimi lavori che pubblicheremo, perché abbiamo anche l’esigenza di trovare un suono adatto a noi. Nel disco ci sono otto brani che sono tutti completamente diversi tra loro quindi l’identità c’è però a un orecchio più allenato può sembrare che manchi, io dico sempre che è vero ma che ci venga dato il tempo di crescere, musicalmente siamo nati adesso.

Perché “Pranzo di critiche” è stato scelto come singolo dell’album?

Alessia: Tra i vari singoli che abbiamo preso in considerazione è una delle canzoni più movimentate e in cui ci può rivedere più facilmente. Per quanto mi riguarda direi anche perchè è un brano in cui mi sento veramente cresciuta, è un po’ come una “Abituata” uscita prima, però con più consapevolezza. C’è proprio una crescita personale, una presa di coscienza dove prima il testo di “Abituata” dice che ti devi scrollare di dosso di quello che la gente dice e pensa di te qui è presente proprio il menefreghismo, quello che importa sei tu, quello che ti fa piacere a te e quello che ti fa star bene. Come canzone mi ci vedo proprio cresciuta e maturata. E come se riprendessi in mano quello che aspettava prima, un proprio riscatto personale e prendere in considerazione le cose giuste nella propria vita.

Gianmarco: “Pranzo di critiche” già il titolo parla da solo, quando vuoi conoscere una persona cosa fai? la inviti a pranzo, ed esattamente così vogliamo far conoscere il disco al pubblico, è la prima traccia e primo brano con cui apriamo ogni concerto. Come se noi avessimo voluto dare il benvenuto a chi ci sta ascoltando, un benvenuto che sa anche un po’ di presa in giro. Noi siamo consapevoli che quando inizi ad esporti arrivino giudizi, per il momento sono tutti positivi, ma spero arrivino anche delle critiche. Le critiche sono oro, quando le persone ti dicono solo belle parole ti culli, una critica fatta con consapevolezza aiuta a crescere.

Su quale canzone avete lavorato di più?

Alessia: La canzone su cui abbiamo lavorato di più è sicuramente “Fiato corto”, è stata molto più pensata, molto più tecnica.

Gianmarco: “Fiato corto” è una canzone decisamente sperimentale, quando l’ascolto dico sempre che un misto fra Linkin Park e Cigarettes After Sex, che tra di loro non c’entrano niente però è un brano che rende gli EcoFibra incoerenti perchè il tipo di scrittura è proprio fuori dai nostri schemi. Ha stupito noi stessi e non pensavamo di riuscire ad arrivare a questo livello di sperimentazione.

Alessia: L’eccezione che conferma la regola.

Quale sentite più vostra?

Alessia: La canzone che sento più mia in assoluto è “Miracolo”, non solo perché è un brano in cui mi sento di essere cresciuta ma anche perchè ho scritto il testo nel pieno della notte, è stata una sorta di vomitare quello che mi tenevo dentro da tanto e che volevo dire. Mi ricordo che quando l’ho cantata per la prima volta ho sentito una sorta di liberazione dentro di me, nella mia testa ho pensato: “Finalmente hai detto quello che volevi dire e hai trovato le parole giuste per dirlo”. Un pezzo che mi porto nel cuore  e in cui mi ci rivedo veramente tanto, mi dà tanta carica ed energia e tutte le volte che lo canto mi sembra di raccontare per filo e per segno questa parte di me.

Gianmarco: Io sono fortunato perché ho l’opportunità di scrivere testi miei e portarli in scena, il testo che sento più mio nel disco è assolutamente “Noiamaledizione” che insieme a “Basterai” è uno dei due brani che ho scritto io all’interno dell’album. È un brano a cui sono molto legato, l’ho scritto in un periodo della mia vita in cui ero veramente a terra, però come è successo ad Alessia, appena ho scritto tutto sul foglio mi sono sentito come se già metà dei dolori fossero passati. Una delle poche canzoni che ho scritto tutte d’un fiato, senza neanche pensare alle parole, perché già il tuo cuore già lo sa cosa devi scrivere.

Perché “Maledetto Vintage”?

Gianmarco: Praticamente abbiamo registrato con un mixer analogico vecchissimo tipo degli anni 70/80, ci voleva un’ora solo per accenderlo. Essendo un pezzo vecchio, ogni tanto aveva i suoi problemi e il nostro produttore Michele Guberti, esclamava: “Maledetto vintage!”. Quelle due parole ci sono rimaste in mente, e abbiamo capito che andavano anche a pari passo con quello che volevamo dire nel disco, perché ci siamo rotti le scatole che il rock debba essere sempre e comunque un genere di riferimento solo ai grandi, certo la storia l’hanno fatta loro però ora basta, adesso ci sono i giovani che hanno tante cose da dire, hanno bisogno di spazio e di uno scambio generazionale, però spesso non glielo si vuole dare e soprattutto in Italia è così. Vuole essere una sorta di frecciatina dal punto di vista musicale e sociale, “Maledetto Vintage” cioè basta essere radicati sulle vecchie idee.

Alessia: Poi è pieno di cover band che suonano nei locali al posto di gruppi che hanno un proprio repertorio musicale, che non imitano nessuno ma soltanto sé stessi

Come definireste la dimensione musicale ferrarese?

Alessia: Beh io direi una dimensione molto piccola e molto chiusa. Ferrara è sostanzialmente un paesone, anche se devo dire che negli ultimi anni mi sembra comunque leggermente migliorata ma secondo me ci sono stati momenti in questi due anni in cui si ha veramente toccato il fondo, ed è il fatto di non aver praticamente più locali dove poter suonare, gente che ascolta sempre le stesse cose e così via. Rimane comunque una piccola realtà, e la mia impressione è che non sa neanche vedere fuori, non è una città che si spinge molto più in là di quello che ha già di sicuro. Sicuramente deve aprire un po’ gli orizzonti, e non solo riguardo la musica.

Gianmarco: Io quello che vedo spesso qui a Ferrara è che il giro musicale c’è, ma la cosa che più abbiamo notato è che non ci si supporta a vicenda. A noi fa piacere ascoltare le altre band di Ferrara, abbiamo un paio di artisti che sono nostri cari amici tra cui Malakia che stimiamo molto ed è una dei pochi con cui c’è sincerità, con altre persone invece è come se fossimo tutti concorrenti, come se ci dovessimo ammazzare. Ma piuttosto supportiamoci, siamo in una piccola città e se ci aiutassimo sarebbe tutto diverso, invece ognuno si chiude nel suo guscio e tu non ci puoi entrare. C’è molta chiusura mentale soprattutto nell’ambiente artistico, quasi come se fossimo un loro nemico.

Puoi ascoltare l’album qua: 

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