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Una porta verso l’interiorità – Intervista ai Cloudcaster

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I Cloudcaster sono un gruppo alternative rock di Ferrara. Il loro debutto con l’album “Evocare” pubblicato nel 2019 li ha portati a un percorso musicale molto variegato, traendo ispirazione da generi musicali, culture e emozioni molto differenti.

Tutti i loro brani sono composti da svariati generi, passando da musica elettronica o ambient a musica rock e punk. Questo rende la loro musica molto “versatile” e ricca di emozioni.

I Cloudcaster sono formati da:

-Giulia Artioli: chitarra e pianoforte

-Riccardo Tani: basso

-Gianluca Musu: batteria, tastiere 

Secondo Riccardo, il nome Cloudcaster vuole ricordare una sfera eterea, quasi qualcosa di sognante in quanto sta a significare “Forgiatore di nuvole”. La loro musica è basata su una ricerca della loro interiorità, per trasmettere il più possibile attraverso la loro musica.

Come vi siete conosciuti come gruppo musicale?

Gianluca: Inizialmente sono stato io a buttare giù qualcosa. In seguito, ho cominciato a cercare musicisti per poter realizzare questi brani che avevo in mente. In questo contesto ho trovato Giulia che suonava il piano, la chitarra e cantava. Abbiamo iniziato a suonare solamente io e lei per qualche tempo poi abbiamo trovato Riccardo che ha completato la band diventando bassista del nostro gruppo. Per un periodo abbiamo collaborato anche con una cantante che però adesso ha preso un’altra strada.

Quale è stato il vostro percorso musicale singolarmente?

Gianluca: Io e Riccardo siamo quasi completamente autodidatti, a parte qualche lezione che ho preso per un breve periodo di tempo.

Giulia: Io quando ero molto giovane ho fatto un po’ di pianoforte al conservatorio senza però concludere il percorso però avendo iniziato da molto giovane ho una mentalità molto formata. Poi però sono passata allo studio della chitarra elettrica con l’aiuto di insegnanti.

Riccardo: Io ho fatto un’ annetto di lezione, poi basta, il basso è facile.

Il titolo dell’album è Evocare, cosa volete trasmettere con questo titolo?

Giulia: Con questo album volevamo trasmettere questa nostra visione in cui poter immergere chi ci ascoltava in un’atmosfera evocativa di emozioni e situazioni della nostra vita. Infatti, è molto autobiografico. Ognuno aggiunge il proprio apporto personale alle canzoni, in base alle nostre esperienze di vita.

Dato che l’album vuole evocare emozioni e situazioni differenti, c’è un filo conduttore oppure le canzoni sono state composte e ordinate successivamente?

Giulia: Le prime che abbiamo composto erano un po’ a sè stanti poi in realtà, una volta che ci siamo incontrati e abbiamo iniziato a lavorarci assieme, abbiamo trovato un filo comune.

Da cosa trovate la vostra ispirazione?

Riccardo: Dipende, nei pezzi nuovi, soprattutto in “Tempesta”, è un fatto molto più personale soprattutto il testo ed il concept che c’è dietro. Invece, un altro esempio è quello di Gianluca che ha trovato l’ispirazione da un estratto de “Il Divo” e ci abbiamo costruito un brano attorno. 

L’ispirazione la troviamo soprattutto in quello che ci circonda e cerchiamo di trasportarla nei nostri brani.

Che significato hanno le maschere nei vostri video?

Giulia: Dato che Evocare era il nostro primo album, e prima non ci conosceva nessuno, questo fatto di togliersi la maschera e di far vedere chi c’è dietro la facciata era un modo per presentarci e calarci nell’introspezione.

Nel primo. Brano dell’album ovvero “through the door” c’è un punto in cui dite : “ I can’t escape through the door there’s nothing”. Cosa significa questa frase?

Giulia: Come partenza abbiamo scelto un brano con una lunga introduzione strumentale per poterci presentare. Infatti, il concetto del brano riguarda l’ingresso in una porta metaforica che conduce all’interno di noi. Noi cerchiamo di portare quelli che ci ascoltano nel nostro mondo per fargli intendere la nostra visione.

Come mai nella canzone “consciousness” avete inserito un monologo tratto da “Il Divo”?

Gianluca: In realtà perchè a me piace tantissimo Sorrentino e ritenevo servisse quel pezzo di storia all’interno del brano. Per questo motivo, in quel momento del brano abbiamo inserito la parte parlata.

Giulia: Consciousness esce dal concept che volevamo fare perchè è un brano che tratta di attualità e di temi che non abbiamo toccato nel resto dell’album. Però ci piaceva e abbiamo deciso di tenerlo comunque nonostante esca dal canone del disco.

Questo parlato è una conferma del fatto che non vi ponete limiti nella musica?

Gianluca: Possiamo portare qualsiasi cosa all’interno della nostra musica anche se effettivamente tutti i brani si assomigliano in quanto hanno una parte più spinta a contrasto con una più tranquilla.

Giulia: Utilizziamo diverse dinamiche all’interno di un brano quindi magari ci sono parti nello stesso brano più tranquille poi momenti dove “esplode”. Questo è un motivo comune alle nostre composizioni che non hanno una struttura comune “strofa-ritornello-strofa”. Cerchiamo di creare delle onde che trasmettano qualcosa.

“Awakening” e “By the river side” sono accomunati dalla mancanza di testo e dalla brevità, come mai?

Giulia: Sono degli intermezzi per collegare certe parti dell’album che altrimenti sarebbero state scollegate. Sono nati dal flusso del momento, non sono veri e propri brani.

Inoltre, dato che “Awakening” viene prima di “Conciousness”, con questo brano volevamo proprio cercare di dire: “Svegliatevi che adesso vi stiamo per dire una cosa molto importante”. Infatti, i brani precedenti avevano un altro tema mentre noi volevamo mettere l’attenzione su temi più di attualità, comunque diversi dal filo conduttore.

Avete notato cambiamenti nei brani in base alle persone che hanno collaborato nel gruppo?

Riccardo: Penso si noti anche nell’album infatti man mano che si va verso la fine dove ci sono le ultime canzoni composte. C’è una sorta di evoluzione a livello di struttura. Ad esempio “Just like the rain” è molto più simile agli ultimi singoli che al resto del disco.

Gianluca: Con gli ultimi due singoli si sente che c’è stato un passo avanti anche come gruppo, infatti ci siamo conosciuti meglio e uniti molto.

Parlateci del vostro ultimo singolo

Gianluca: Accabbadora, il singolo che è appena uscito, si discosta dagli altri brani. L’accabbadora è una figura degli anni 40-50 sarda e sostanzialmente era una signora che praticava l’eutanasia. Poi il racconto chiaramente non finisce qui. C’è una grande storia dietro. Infatti, nella prima parte del brano c’è un cantato in sardo che parla di questa storia. Mi è piaciuto molto fare questo singolo, anche se mi sembrava strano affiancare Sardo e Inglese.

Anita Macchioni

Per seguire i Cloucaster: https://www.instagram.com/cloudcasterband/

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