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Intervista Ai Bloss: Tra Sperimentazione, Semplicità Ed Emozione

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Cosa rende una band davvero speciale al giorno d’oggi?
A pensarci bene, nell’ottica delle possibilità che la tecnologia del XXI secolo offre ad un qualsiasi musicista, il ricercare la complessità, l’articolazione, ed il meraviglioso per far colpo sugli ascoltatori risulta in realtà spesso e volentieri banale e scontato, dal momento che solo chi è capace di sorprendere il pubblico con la semplicità, il minimalismo e la purezza, in studio come dal vivo, risulta davvero in grado di trasmetterci quel
senso di unione tra la nostra interiorità e l’arte, che ormai soggiogata dal “mai visto prima” rischia di estinguersi.
E’ appunto il riconoscersi nell’espressione artistica di una band o un musicista che ci fa apprezzare a pieno il loro lavoro, e ci fa sentire come se quello che stiamo ascoltando sia davvero quello che proviamo e percepiamo, e ci fa sentire risollevati, come se fosse esattamente il farmaco necessario al nostra psiche in quel preciso istante, e ci fa sentire vivi.

Bloss, dal tedesco “semplice”, “puro”, “nudo”. Ho avuto l’opportunità di scambiare quattro chiacchiere in studio con loro durante la registrazione del terzo disco, che si intitolerà “We’re Gonna Leave”.

AT: Come nasce il disco che state registrando e di cosa tratta?

Matteo Maragno: Beh, fondamentalmente, “We’re Gonna Leave” è l’album che conclude la piccola trilogia iniziata con “…To Hide Ourselves in Time” e “Missing Dates”; le tematiche principali di questo ultimo disco sono i cammini, i percorsi, l’attraversamento di una situazione di instabilità e di immobilità per andare oltre. Di questo parlano le tracce “Woods” e “Above” le quali riassumono molto bene il lavoro che abbiamo svolto durante la composizione del disco perché anche dal punto di vista della sperimentazione musicale vanno oltre: superano la soglia precedente, sono un’evoluzione, un gradino superiore a tutto ciò che abbiamo fatto in precedenza. Ed è stato più o meno il processo che abbiamo svolto anche noi come musicisti dal primo istante in cui hanno cominciato a far parte del progetto anche Mattia e Stefano, oltre a me e Nazareno.

AT: Da cosa è scaturita l’idea nel tempo di aggiungere due membri alla band e come ha influito nella produzione musicale successiva?

MM: Inizialmente, essendo in due, la produzione era davvero più semplice, e potevamo sperimentare molto poco se non in studio, ragion per cui il primo disco è fondamentalmente quello più breve e meno complesso. Dando spazio ad altri due musicisti, le possibilità di sperimentazione si allargano incredibilmente. Nello specifico per questo ultimo disco, abbiamo deciso di lavorare molto sui suoni, saranno decisamente più presenti e meno eterei od onirici come nel secondo disco. Tutto ciò però cercando di mantenere un rapporto di coerenza e realtà tra l’esibizione live e quello che potresti sentire nella registrazione in studio: non abbiamo avuto l’intenzione di usare mille plugin o pedalini in fase di registrazione, così che chi verrà a vedere un nostro live, potrà davvero sentire esattamente quello che abbiamo suonato in fase di registrazione.

AT: Ho saputo che ci sono alcune novità tecniche molto interessanti riguardo questo ultimo disco, vi va di parlarne?

MM: Certamente! Innanzitutto, abbiamo proseguito la collaborazione con Edoardo Elliot che ci sta dando una mano per quanto riguarda la produzione. E’ il secondo disco autoprodotto che facciamo quest’anno, anche se uscirà con ogni probabilità verso i primi mesi del prossimo anno, ed è anche il primo che registriamo con Samboela come fonico presso lo studio di Sonika. Ad ogni modo, per chi fosse interessato, suoneremo qualche brano del disco venerdì 3 Novembre al circolo Arci Bolognesi.

 

Tiziano Albieri

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