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Intervista A Silvia Cariani

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Silvia è un’artista a trecentosessanta gradi… Anzi, a settecentoventi! Cantante dalla vocalità impeccabile, disegnatrice ipnotica e persino cantautrice. Abbiamo avuto la fortuna di incontrarla e farci quattro chiacchiere.
Ecco cosa ne è venuto fuori.

Parlaci un po’ di te. Qual è la sorgente della tua ispirazione? Com’è iniziato tutto?

Credo che tutto sia iniziato con la nascita: canto e disegno praticamente da sempre. I miei genitori mi raccontano che a scuola importunavo sempre i miei compagni durante i compiti in classe perché mentre scrivevo canticchiavo e non me ne rendevo conto. Poi ci sono state fasi alterne in cui mi sono concentrata più sull’una che sull’altra arte. Molti mi dicono che dovrei fare una scelta, ma non ci riesco. La musica mi carica, il disegno mi spreme: sono due fasi complementari sulle quali si basa il mio equilibrio.
In generale posso dire che l’arte in tutte le sue forme mi piace, soprattutto quando mi porta verso gli altri. La vita dell’artista recluso e solitario non fa per me. Per questo per anni mi sono concentrata solo sulla musica, poi mio padre mi ha fatto conoscere il mondo degli sketchers, gli artisti che interpretano direttamente sul proprio taccuino il mondo che hanno davanti agli occhi. Dopo tanta arte concettuale credo che questi artisti rappresentino oggi uno dei filoni più genuini dell’arte. In un mondo che si sta trasformando pericolosamente in qualcosa di virtuale, credo che il disegno dal vero abbia un valore sociale incredibilmente importante, una vera ancora di salvezza per chi non riesce più a connettersi con la realtà.

Cosa consiglieresti a chiunque fosse interessato a seguire le tue orme?

L’arte, in tutte le sue forme, è un’ottima strada per indagare sulla nostra essenza più profonda. Io credo nell’immortalità dell’anima e questo mi aiuta a non curarmi molto dei risultati: la cosa importante è il viaggio, il gioco. Leggerezza, umiltà e divertimento consiglierei quindi, nessun’altra ambizione che non sia quella di migliorare il proprio lavoro attraverso lo studio costante. Il mondo purtroppo ci spinge ad avere un atteggiamento sbagliato, ci fanno credere che possiamo ottenere tutto quello che vogliamo se ci prefissiamo un obiettivo preciso e lo perseguiamo. L’arte ci insegna, invece, che non è possibile scrivere una canzone bellissima con la sola forza di volontà e che si può vivere una meravigliosa esistenza se non ci si pongono falsi obiettivi e ci si limita a giocare con noi stessi solo per il gusto di farlo.
Il bello dell’arte, secondo me, è cominciare una cosa senza curarsi minimamente di come diventerà alla fine, come fanno i bambini quando giocano. Se si mantiene questa leggerezza è più facile superare i propri limiti e arrivare a risultati inattesi ci fanno sorprendere di noi stessi. 
Allora ci accorgiamo che non siamo fatti solo di pensiero e cellule, ma esiste una dimensione più profonda che bisbiglia e che è udibile solo quando il chiasso della mente razionale viene finalmente placato.
Invito infine tutti gli aspiranti artisti ad incontrare altri artisti perché siamo tutti come viaggiatori nel buio con in mano il proprio lanternino e ogni consiglio/indicazione può sempre essere utile.

Portare a compimento un disegno nelle due ore di durata di un concerto non dev’essere facile. Che pensieri hai durante questi momenti? Ti è mai capitato di essere in qualche modo distratta dallo spettacolo sul palco?

Prima parlavo dello studio costante. Alla base c’è questo: conoscere bene l’anatomia umana mi permette di fare veloci ritratti cogliendo le caratteristiche del soggetto senza preoccuparmi di misurare tutte le sue proporzioni, come se fosse una forma mai vista.  Mentre si disegna non si pensa poiché è attivo l’emisfero “muto” del cervello. Questo interferisce sull’ascolto della musica, infatti molte volte non riesco a portare alla coscienza i passaggi musicali. Ma questo non significa che la musica non mi stia entrando dentro. Disegnando al buio, non è possibile controllare il segno. Allora come si fa? La mano si alleggerisce e comincia a danzare sul foglio come una mosca senza pause, in cerca della forma, velocemente, sovrapponendo tantissimi segni poco marcati, finché… Ecco! La somma delle linee individua finalmente la fisionomia del soggetto. Disegnando in questo modo,  il braccio leggero e morbido diventa capace di farsi attraversare dall’energia della musica, seguendone perfettamente le dinamiche. Allora riesco a vivere un’esperienza sinestetica esaltante.
Ogni concerto un taccuino. Ogni taccuino un’energia e un’atmosfera diverse. Questo perché ogni concerto ha un’energia e un’atmosfera diversa, tutte originate dalla musica.

Oltre al canto e al disegno, sappiamo che scrivi anche canzoni. Il processo creativo in questo ambito è analogo a quello dei disegni?

Assolutamente si: la ricerca di un’idea musicale su un giro armonico per me è come tracciare tante linee finché emerge un discorso coerente.  La cosa più bella però è far nascere la musica insieme agli altri, perché questo significa lasciarsi contaminare, lasciarsi spingere verso nuove direzioni e spesso ci aiuta a superare dei limiti. Non è facile trovare le persone giuste… È un po’ come cercare marito! Ma è bellissimo quando le cose nascono quasi da sole sulla base di un sentire comune, mentre si va tutti nella stessa direzione.

Parlaci della mostra che inaugurerai.

Beh, più che una mostra è un evento unico di una serata. Da anni ormai frequento il corso di musica d’insieme, tenuto da Federico Benedetti, alla Scuola di Musica Moderna, così mi è venuta in mente quest’idea di ritrarre i ragazzi mentre suonano. Il mio taccuino sarà ripreso da una telecamera e proiettato, in modo che il pubblico possa vedere cosa salta fuori. Se la serata andrà bene mi piacerebbe, in futuro, organizzarne un’altra in modo da far disegnare anche il pubblico. In questo caso tutti scoprirebbero quanto è divertente fare anche un disegno astratto a tempo di musica.
Vi aspetto quindi questo venerdì 16 alle 19.00 presso la sede dell’Associazione Musicisti di Ferrara,  Via Darsena 57, dove ci saranno in esposizione gli originali dei taccuini e alcune stampe in vendita.

Qualche progetto per il futuro?

A fine Aprile volerò in Spagna con mio padre, dove faremo conoscere il taccuino di viaggio agli studenti della Facoltà di Architettura di Siviglia. In particolare io terrò un corso di disegno sul corpo umano. Credo che ogni architetto dovrebbe saper schizzare la forma umana, proprio perché è l’uomo, con tutte le sue esigenze, il soggetto sul quale dovrebbe essere focalizzata tutta la progettazione, anche se spesso non è così.
Come tutti gli anni, durante il primo weekend di Maggio (4-5-6), organizzo con l’associazione Autori Diari di Viaggio,  il “Diari di Viaggio Festival 2018” con sede a Palazzo Racchetta. Quest’anno siamo già alla 6° edizione con un programma ricco di eventi che potete leggere qui: http://www.autoridiaridiviaggio.it/eventi/diari-di-viaggio-festival-2018/
Infine vorrei raccogliere tutti i miei schizzi sul Jazz in un libro.
Sul fronte musicale è un periodo felice, perché da poco è nato un progetto musicale con musicisti molto preparati che sono anche miei cari amici, con i quali mi trovo davvero bene in tutti i sensi.


Grazie a Silvia per  il tempo e la compagnia. Non resta che vedersi venerdì, dunque. Ne usciremo senza dubbio contenti e arricchiti!

Stefano Guarisco

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