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Raffaele Cirillo

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Intervista A Bill Toms

Intervista A Bill Toms

Raffaele Cirillo

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La sera dell’8 Marzo abbiamo assistito, presso l’aula magna Stefano Tassinari dell’AMF, al concerto della Bill Toms Band. È stata una serata divertente, coinvolgente e soprattutto ricca di soul e rhythm’n’blues.
A fine serata abbiamo avuto la possibilità di intervistare Bill Toms a cui abbiamo potuto chiedere un’opinione riguardo le differenze tra Italia e USA, tema con il quale ha potuto dare anche importanti consigli ai giovani che vogliono vivere di musica.

Ti sei divertito stasera?

Si è sempre divertente suonare. Questo è davvero un bel posto in cui fare concerti.

E, come hai detto all’inizio del concerto, è la prima volta che suoni in una scuola di musica?

Non esattamente, sabato abbiamo suonato in una scuola di Verona in cui studiano inglese e si sono documentati sulla nostra  città natale e la nostra musica. Ma suonare qui è ed è stato diverso.

Normalmente in America, sentendo la tua musica, viene naturale al pubblico ballare e andare a tempo di ritmo. Com’è stato invece l’impatto con il pubblico di stasera?

Ogni pubblico è diverso e viene al concerto con diverse aspettative di quello che farà quella sera. Sta a noi capire quello che vogliono fare senza forzare la mano. È qualcosa per cui ti devi mettere l’anima in pace. Ma sì, normalmente in America la gente balla.

E in Europa?

In Spagna impazziscono, mentre in Italia la gente è un po’ più riservata ma molto lusinghiera, favorevole e gratificante. Vendiamo molti dischi in Italia ma ci vuole un po’ per smuovere il pubblico.

Infatti in Italia normalmente, e parliamo anche dei giovani, non si balla poi così tanto e i nostri coetanei ascoltano generi come il rap.

Non si balla col rap?

Dipende dal tipo di rap.

In questa aula magna come puoi vedere ci sono tante foto di musicisti che hanno fatto la storia e noi siamo cresciuti così. Per questo possiamo capire la tua musica.

È un bene perché come chitarristi e cantautori portate avanti una tradizione che non deve essere abbandonata. E ora sta ai giovani farlo.

Domanda difficile: Cosa significa suonare il tuo tipo di musica in un mondo dominato dal business e dalla musica commerciale?

Io suono da 40 anni e penso che sia quasi sempre andata così. Sono davvero pochi i musicisti che hanno hit da classifica. Ci sono tanti musicisti ma la maggior parte di loro non hanno dischi che vendono milioni di copie. Perciò devi farlo per l’amore di suonare. Se suoni per diventare famoso, verrai deluso.

Hai detto, durante il concerto, che la cosa più difficile da fare però è essere pagato.

Qualche volta devi lavorare. Io ho sempre creduto che se vuoi qualcosa, se vuoi una carriera musicale e vuoi una famiglia e dei bambini, devi lavorare durante il giorno e suonare di sera.
Vuol dire solo che dovrai lavorare più duramente. E il lavoro non ha mai ucciso nessuno vero?

Forse.

Dipende da che lavoro fai!
Devi lavorare per quello che vuoi nella vita. È quello che dico ai miei figli.

Com’è invece la situazione in America per quanto riguarda i giovani musicisti che formano un band? Ho la sensazione che per le giovani band americane sia leggermente più facile fare una serata e forse essere pagate perché qui in Italia se ti va bene ti danno la cena.

In realtà penso sia difficile anche per le giovani band americane. Perché ora ci sono 5 band in una sola sera e devono vendere i biglietti e vengono pagati in base a quanti ne riescono a vendere ai loro amici. Ed è molto difficile fare soldi in questa maniera.  Quando ero giovane io, c’era musica in tutti i bar. Stiamo parlando degli anni ’70 e ’80 e le band dovevano suonare 4 ore. Dovevi solo capire se quelle 4 ore valevano la musica che veniva suonata. Ma ora al massimo gli danno mezz’ora in cui riescono a fare massimo 5 canzoni. E in questo modo non impari il mestiere, ma non sono giovane quindi non so.

Qui in Italia non ti prendono a suonare se fai pezzi tuoi. Vanno per la maggiore le cover e tribute band. In America invece?

È così anche in America per le band che hanno appena cominciato a suonare. È difficile sfondare ma devi continuare a credere in quello che fai. Devi suonare il più possibile. Quello costruisce il tuo mestiere. Devi imparare a presentare la musica. In America cose come American Idol e i contest non ti fanno imparare il mestiere. Non ti fanno capire cosa vuol dire andare davanti al pubblico sera dopo sera e cosa vuol dire suonare davanti ad un pubblico sempre diverso e in luoghi diversi. Questo sta mancando. E se riesci a mettere su una band, fai la tua musica ma magari metti anche qualche canzone di alcuni di questi musicisti che avete in foto in aula magna – indica Jimi Hendrix, Chuck Berry – per forse accontentare anche qualche persona e poi in mezzo mettici anche la tua musica. Devi continuare a suonare perché quando smetti a nessuno interessa. Devi continuare a credere in te stesso.

Questo è uno dei motivi per cui abbiamo creato questo magazine. Cerchiamo di avere un occhio per tutte le band giovani che fanno pezzi loro e, per questo, faticano ad avere visibilità.

Infatti, i giovani dovrebbero aiutarsi a vicenda. Se prendi gli anni ‘60 americani, Woodstock è stato fatto da giovani. Non c’era nessun grande business. E questo ha dato il via a tutto: il rock ‘n’ roll di San Francisco, i grateful Dead ecc.

Forse i contest hanno rovinato questo tipo di legame.

Quello che dovreste fare è fare concerti qui per giovani band e se i locali e i festival non prendono nessuna band allora fate il vostro proprio come negli anni ‘60. Questo è quello che i giovani dovrebbero fare: creare il loro luogo.

Seconda domanda difficile:La situazione politica odierna in America non è delle migliori. In che modo questo ha influenzato e influenza le tue canzoni?

Molto. Ho registrato l’ultimo disco durante le elezioni del 2016. Ci sono molte canzoni che ne sono state influenzate. Your love is good for my soul parla sì d’amore, ma a livello spirituale ovvero cercare di non vedere le cose cattive ma vedere la vita in modo positivo. Perché sembra che la direzione politica attuale del mondo sia quella di avere paura degli altri, degli immigrati, delle persone di colore diverso. E così vengono fuori cose come ‘’We have to build a wall’’. Bisogna cambiare direzione.  Desperate times è la canzone che ho scritto proprio per le elezioni.

In una delle tue canzoni, I won’t go back to Memphis, chi è l’uomo da cui cerchi di scappare?

È una storia, una narrazione di un uomo che va a Memphis per provare a trovare sé stesso e non riesce a raccapezzarsi. Perché per me Memphis è il centro di tutta la musica, rock ‘n’ roll, blues, jazz. È Il centro dell’america, il centro in cui tutto confluisce. Per esempio, Elvis, Stax records, Otis Redding, il soul. E quindi per questo motivo l’uomo se ne va perché non riusciva a risolvere il problema. Ma in questo album c’è Back to Memphis  perché non si arrende. E il messaggio è che se trovi quel posto, quella terra promessa, in cui ti senti bene devi andarci. E Memphis per me è la metafora di questo luogo ideale.

Come vedi l’Italia da fuori?

Mi piace l’Italia. Amo la storia e la cultura sia americana che europea e noi impariamo dalla storia se sei intelligente e ricettivo. Il problema in America è che la gente non impara e non si spinge per investire sull’educazione, sul leggere e il capire. E quello che accade è che fai sempre gli stessi errori. Perciò è stato votato Trump perché non è stato capito dove fosse il problema a priori. Se leggi la storia, sai come sarà il futuro.

Sta cominciando anche in italia, perché 5 giorni fa abbiamo avuto le elezioni e anche qui la maggioranza dei voti è andata ad un partito di estrema destra.

È facile controllare le persone e le masse se non sanno. E quello che hanno sentito con Trump è stato come rendi le cose migliori per me non per gli altri. Voi siete giovani, si spera che voi impariate.
Buona fortuna spero di vedere le vostre band.

In america magari!

Chiamatemi!

Raffaele Cirillo, Paolo Concato, Vittorio Formignani

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Raffaele Cirillo
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