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Raffaele Cirillo

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Hayward Williams – Una Voce Ed Una Chitarra Che Sanno Di Vera America

Hayward Williams – Una Voce Ed Una Chitarra Che Sanno Di Vera America

Raffaele Cirillo

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Sabato 3 Novembre presso l’aula magna “Stefano Tassinari” dell’AMF – Scuola di Musica Moderna si è tenuto il secondo concerto della rassegna “Back to The Root Music” che ci sta accompagnando in questo viaggio “On The Road” attraverso la Roots music. Protagonista di questa serata è stato l’artista americano Hayward Williams proveniente dalla città di Milwaukee, WI.

Il Wisconsin, stato situato nel Nord degli Stati Uniti nella suggestiva zona dei grandi laghi, è iniziato ad essere un luogo troppo stretto al giovane Hayward che spinto dalla voglia di aprire i propri orizzonti e di scoprire il mondo “là fuori” fa la drastica scelta di abbandonare gli studi superiori per intraprendere la rischiosa e avventurosa carriera musicale entrando nella band Exit, che nel 2004 verrà premiata come band dell’anno dal Wisconsin Area Music Industry, ed è grazie a questa esperienza che impara le “regole” del gioco.
Con lavoro e passione continua il suo percorso intraprendendo la carriera solista suonando nei tipici pub americani per poi iniziare a viaggiare a partecipare a tour in Europa riuscendo così ad accedere a importanti festival statunitensi ritagliandosi un posto rilevante all’interno della musica Folk americana.
Sei sono i suoi album all’attivo, di cui l’ultimo “Pretenders” pubblicato alla fine del 2017.

Ed è così che, grazie al Roots Music Club, Hayward William ritorna a Ferrara dopo aver aperto il concerto di Grant Lee Phillips alla sala Estense nel febbraio dello scorso anno.
La serata inizia con la bellissima apertura firmata Enrico Cipollini e Fabio Cremonini che riscaldano l’intimo ambiente dell’aula magna con brani blues e folk estratti dall’ album Stubborn Will di cui vi consigliamo vivamente l’ascolto.
Qui la nostra recensione:
http://localhost:8888/wahwah/recensione-stubborn-will-di-jacopo-aneghini/

Iniziamo a dimenticare di essere in una piccola città dell’Emilia-Romagna perché l’atmosfera inizia ad avere un sapore americano che inconsciamente si appropria delle nostre menti e sprofonda nei nostri cuori che vengono catturati subito quando nel silenzio Hayward Williams sale sul palco con la sua chitarra inizia il primo brano della serata dando subito prova del suo talento e della sua voce profonda che taglia l’aria catturando l’attenzione di tutti gli spettatori.
Al termine del brano si limita a un “Mi dispiace, NO Italiano”. Questo non sarà assolutamente un problema riuscendo a raccogliere anche la simpatia del pubblico raccontando aneddoti su situazioni paradossali che ha visto durante la sua permanenza in Italia.
A differenza di molti suoi colleghi ha fatto subito capire la sua posizione riguardo a uno degli argomenti che sempre più spesso vengono chiesti agli artisti d’oltreoceano: Trump. Raccontando come in un’intervista all’affermazione di non voler parlare di politica l’intervistatore ha iniziato a cancellare domande su domande.
Pochi sono i momenti di pausa tra una brano e l’altro, solo il tempo di dare un’accordata e subito via con un altro “pezzo di lui”.
I suoi brani sono poetici e sinceri, la sua voce accattivante e profonda si fondono per regalarci una serata di buona musica che vola via velocemente.
Durante la serata Hayward ha chiamato sul palco Chris Parkinson, artista australiano dei The Yearlings per la prima volta in Europa, che ha accompagnato per buona parte del concerto con la sua chitarra elettrica arricchendo i brani attraverso interventi sempre delicati e al posto giusto.

L’ultimo brano vede insieme sul palco oltre Hayward e Chris anche Enrico Cipollini che aggiunge la sua Slide Guitar per un momento di unione e collaborazione che sottolinea l’autenticità e la passione di questo artista venuto da tanto lontano. 

Un ultimo magico regalo Hayward Williams ce lo dà con il bis suonato “alla vecchia” da cantautore folk puro, scendendo dal palco e privandosi di tutta l’amplificazione “insegnandoci” un modo di vivere a fare musica che ci è lontano, escluso qualche momento dedicato come la rassegna “Il Silenzio del Cantautore” per esempio.

Una serata ben riuscita, di quelle che ti segnano nel profondo e che fanno apprezzare il bello di assistere a un concerto dal vivo, esperienza a cui siamo sempre più distanti, esclusi i grandi eventi, ma sono queste situazioni più contenute che sono in grado di imprimere qualcosa di indelebile nel nostro animo e che ci permettono di essere coinvolti emotivamente  e toccare qualcosa che è sempre più volatile e liquido. Quelle esperienze che ti fanno venire voglia di abbracciare uno strumento per poter essere un giorno anche noi su quel palco. Senza navigare nello sterminato e freddo mondo di Youtube e Spotify, nella porta accanto alla nostra la musica esiste, veri e propri attimi di bellezza sotto casa.

 

Raffaele Cirillo

 

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