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Emanuele Colandrea, Il Cantastorie Delle Emozioni Limitrofe Alla Capitale

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Il 4 Dicembre il centro sociale “La resistenza” ha avuto il piacere di essere la location perfetta per trasportare tutti i presenti in un localino di Roma.
Emanuele Colandrea, cantautore della scena romana, già famoso per i Cappello a Cilindro, poi Eva Mon Amour, decide di riprendere la carriera, dopo due anni di fermo, accompagnato da Erika.

Emanuele Colandrea, protagonista della serata, sul palco con Erika, ci ha catapultati nell’ambiente romano, come se fosse la culla di ognuno di noi e ci ha fatto sentire a casa. Decide di aprire il concerto con una cover, “L’uccisione di Babbo Natale” di De Gregori, e già il pubblico è tutto riunito davanti a lui col cuore rapito e gli occhi sognanti.  Intercala le sue canzoni con aneddoti; la cosa che più ho apprezzato è la naturalezza con la quale blocca improvvisamente una canzone per raccontare e spiegare la presenza di personaggi all’interno della storia. Come per spiegare ancor di più quello che tra le righe magari non si evince. Propone alcune canzoni del concept album “Un giorno di vento” in cui ha voluto descrivere delle tematiche pesanti, come il carcere o le malattie, con toni leggeri e delicati, per poi passare ad una nuova canzone, contenuta nel prossimo disco che parla della violenza sulle donne. Prima di cantarla, ho apprezzato davvero tanto il fatto che abbia voluto precisare che il tema è molto caldo e che è sempre molto difficile parlarne senza risultare in un certo qual modo tanto banali da essere offensivi, il suo modo di porsi davanti a certe tematiche, evidenzia la sua umiltà da vero cantautore, che lo rende ancor di più leggero ed efficace nel trasmettere il vero messaggio.

Passa poi a suonare i singoli più famosi, estratti da “Ritrattati”, album in cui ha racchiuso le canzoni già proposte con i Cappello a Cilindro, poi Eva Mon Amour.  Presenta i suoi pezzi come se fossero un regalo utile e sincero per ognuno dei presenti: ci sono coppie che si abbracciano durante “Nascondigli per i cani” e altri che si scambiano sguardi d’intesa, come se questa canzone avesse davvero il potere di far capire alle persone che tutte quelle che pensiamo essere “Le grandi cose della vita, i grandi problemi” in realtà sono quotidiano e che le cose che invece ci sembrano essere scontate e banali in realtà siano straordinarie.

Dopo anni che lo ascolto dal vivo, resto sempre ancora stupita dalla sua naturalezza di essere se stesso sul palco, così schietto, senza farsi problemi nel dire tutto quello che gli passa per la testa, come un continuo flusso di pensieri mai interrotto.  La sua auto ironia è così contrapposta ai testi delle canzoni che due secondi prima stai piangendo e due secondi dopo è capace di strapparti il sorriso più vero e sincero che hai.

La sua umanità cancella totalmente la distanza tra palco e ascoltatore che è come se fossi tu, con la chitarra in mano a cantare canzoni con gli amici ed è proprio questo che lo differenzia tantissimo dalla scena musicale italiana attuale. È palese che non ci sia nessun personaggio, sul palco, ma solo un cantastorie, un suonatore che regala ai presenti emozioni semplici, fondamentali, che ad oggi giorno sono davvero rare da trovare.

 

Chiara Ciulli

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