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Simone Guidi

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Diario di un Buskers: Quando La Musica Si Unisce alla Strada

Diario di un Buskers: Quando La Musica Si Unisce alla Strada

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Da quando ne conservo il ricordo, ho sempre avuto modo di andare ad osservare i Buskers quando si trovavano a Ferrara. Abitando abbastanza vicino, andavo in bici insieme ai miei genitori e osservavo sempre con stupore questi ragazzi che, con un coraggio soprannaturale, si divertivano ad incitare le persone che si fermavano incuriosite a cantare e danzare insieme a loro.
Mai avrei pensato che un giorno sarebbe toccato pure a me.
Suono la chitarra e canto ormai da diversi anni e ho avuto modo di suonare in diversi locali e manifestazioni all’aperto, ma mai in una cosa come i Buskers.
Ma partiamo dal principio.
Da qualche tempo ho avviato questo progetto da solista (detto così sembra quasi una cosa seria), che mi vede impegnato ad utilizzare una loop station, permettendomi di registrare i suoni che escono in diretta dalla chitarra e dal microfono per poi comporre delle “basi in live”, per così dire.
Dopo qualche canzone registrata e “liberata” su YouTube con lo pseudonimo di SimoDrive, ho pensato: “Ma se tutto l’ambaradan che sto mettendo su lo proponessi per il Buskers Festival 2017?”. Allora ho iniziato a cercare come fare per registrarsi e fare domanda per suonare come artista accreditato. Chiedo scusa ai ferraresi che ormai sapranno questa classificazione a memoria, ma è necessario fare una piccola digressione per tutti gli altri: un artista invitato è colui che viene direttamente chiamato dagli organizzatori e suona tutta la settimana in cui il festival è presente in vari punti della piazza, mentre un artista accreditato è colui che chiede alla direzione del festival di poter suonare in una o più giornate a seconda degli spazi liberi rimanenti, di giorno in giorno,
sempre all’interno delle aree della piazza cittadina di Ferrara.
Con mia grande sorpresa, ricevo il via libera per suonare come artista accreditato nella serata di venerdì 25 agosto 2017. Tutto carico, inizio a preparare la strumentazione sia per suonare che per
generare la corrente, visto che i buskers non possono esibirsi con allacciamenti alla rete elettrica; in soldoni: ho dovuto smontare la batteria della mia auto.
Più il fatidico giorno di avvicinava più iniziavo a farmi domande: ci sarebbe stata gente? Sarei riuscito a suonare per quattro ore di fila? Cosa avrei detto a quelli che si fossero fermati?
Voi giustamente starete pensando: “Sì, ma quante pare ti fai?”, e avete ragione! Ma, sapete, quando uno vede sempre tanta gente che affolla la piazza si chiede se è in grado di intrattenere il
pubblico, si chiede se è così bravo al punto che la gente si fermi e si incuriosisca nell’ascoltarlo; insomma mi chiedevo se ne sarei stato all’altezza o se avrei fatto una figura di merda epocale!
Giunse la sera delle risposte.

Scopro il pomeriggio stesso di essere in via Garibaldi (per gli esperti del luogo, di fronte alla libreria Feltrinelli) e allora, munito di carrelli e grondante di sudore, mi dirigo in quel pomeriggio afoso a
montare tutta l’attrezzatura.
Finito tutto verso le 20.15, l’aria diventa sicuramente più respirabile e allora decido di fare qualche piccola prova per così partire senza intoppi alla volta delle 21. Con mia grande sorpresa, comincio
a suonare e una decina di persone si raggruppa intorno a me, incuriosita da tutti quei pedali che sto premendo e dal suono che ne esce. Poi venti. Poi trenta persone. Ho subito pensato: “Se mi
fermo adesso, questi li perdo in due secondi!”, e quindi ho continuato a suonare fino alle 22, imperterrito, quasi senza accorgermene. Mi stavo divertendo troppo: la gente veniva, si fermava e poi proseguiva oltre; ho persino preso il coraggio per far cantare e applaudire il pubblico intorno a me (sicuramente gli amici che mi sono venuti a trovare sono stati essenziali). Ma tutti erano presi
dal momento, l’idea comune era quella di divertirsi… Tutti, dal bambino più piccolo al signore più anziano, applaudivano, sbagliando anche il tempo ma non era quello l’importante: la cosa bella
era che in quel momento tutti mi stavano aiutando a suonare e io non mi ero mai reso conto di questa bellissima peculiarità del festival. Chi suona solitamente in pub o in manifestazioni di
qualsiasi tipo è abituato a suonare con impianti molto potenti che sovrastano completamente il brusio delle persone, in questa occasione invece ti presenti con un piccolo amplificatore e la tua
voce, quindi se quelli intorno a te non ti aiutano sei spacciato! Questa è la cosa migliore del festival, per questo le persone continuano a frequentarlo ogni anno, perché in questo modo si
sentono parte del processo musicale, e non c’è sensazione più bella che condividere le emozioni con chi ti sta ascoltando.
Dopo una piccola pausa, continuo a suonare fino alle 23.30, poi la voce mi ha salutato. Tutto sudato, vado a sentire qualche altro busker che stava finendo e poi prendo la strada verso casa.
Mi butto a letto e provo a pensare a quello che è appena successo, penso a quello che ho provato in quella singola serata e a quello che possono provare coloro che suonano in tutti i giorni del
festival. La strada ha questo potere magico: avvicina chi suona a chi ascolta, li rende parte integrante di un processo creativo che rimane in costante evoluzione, perché ogni sera può capitare che ci siano persone diverse, con caratteristiche diverse, e che quello che ne scaturisce non sia più uguale a quello della sera precedente. La parte ancora più bella e suggestiva è che, come sempre, la musica riesce ad abbattere facilmente tutte le barriere etniche, culturali e di
linguaggio: tantissimi erano i buskers provenienti da altri paesi del mondo, ma guardandoli all’interno del festival sembravano tutti venire dallo stesso posto, uniti nel divertimento. Ciò dimostra che non esistono tutte quelle barriere mentali che ogni giorno erigiamo e che allora l’interesse delle persone verso la musica non è affatto morto, come molti dicono. Riguardo quest’ultima affermazione però mi permetto di fare un piccolo appunto, non prendetelo
come critica ma come un consiglio spassionato da uno che per tanto tempo se n’è altamente infischiato: andate ai concerti. Scendere in piazza quella settimana di agosto è bellissimo perché si ha modo di conoscere artisti, locali e non, che altrimenti non si sarebbero mai visti. Tanti sono gli artisti di Ferrara che durante l’anno cercano di far conoscere la propria musica; se vedete qualcuno che vi interessa, che vende il proprio CD, non esitate a comprarlo, o per lo meno non
esitate a seguirlo nelle sue produzioni (siamo nel ventunesimo secolo ed internet regna sovrano!).
La buona musica è presente intorno a noi, tanti sono gli artisti che vorrebbero trasmettervi un’emozione, apritevi a loro senza pregiudizi, andate ai loro concerti e fate lo stesso casino che
avreste fatto in quella settimana di festival… Loro non aspettano altro. Facciamo in modo che la settimana del Buskers Festival non rimanga confinata ad agosto, ma che diventi un monito
persistente in tutto l’anno, facciamo in modo che i talent show non siano l’unica alternativa e facciamo in modo che la musica non sia solo la colonna sonora di Spotify, ma che riesca ad includere tutta la nostra vita come protagonista.

Simone Guidi

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