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Vittorio Formignani

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Cronache Dai Buskers: Il Diario Dell’Infopoint

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Se c’è una cosa che ogni anno mi viene in mente al termine del Buskers Festival, questa è la sua fugacità. Sembrano sempre non bastare quei giorni. Ma se il festival durasse tutto l’anno, perderebbe la sua unicità e non avrebbe la possibilità di recapitarci ogni estate un importante messaggio.

“Cogli l’attimo” è ciò che Robin Williams, nei panni del prof. John Keating, sussurra come un segreto ai suoi studenti nello storico film: “L’Attimo Fuggente”.

Ed è ciò che con ogni edizione, da trent’anni a questa parte, il festival cerca di ricordare. Perché è proprio durante i Buskers che Ferrara si anima di occasioni, culture variegatissime e meraviglie che possono accadere solo in quella irripetibile settimana.

Sono ormai quattro anni che lavoro al Buskers Festival. Nel primo ho lavorato come supervisore ai musicisti, nei successivi tre sono stato all’Infopoint nel cortile del castello estense. Ciò che risulta fuori dall’ordinario è che ciascuna edizione del festival, in cui mi sono trovato a far parte dello staff, mi ha donato bei ricordi, sempre diversi, specialmente grazie ai ragazzi con cui ho lavorato.

Per questo motivo ho voluto dare uno spazio, con una breve intervista, ai miei “colleghi” di Infopoint con cui ho voluto confrontare le reciproche esperienze. I ragazzi con cui ho lavorato quest’anno sono stati: Francesco Arcigni, Anna Corli, Alessandra Pinca, Matteo Misurati, Francesco Piccioli ( capo dell’Infopoint e da quest’anno anche dell’organizzazione) Lucia Cervellati e Martina Minotto. Quest’ultime non saranno purtroppo presenti nell’intervista per motivi differenti.

Le domande con cui ho voluto mettere in pratica questo confronto sono state le seguenti:

C’è qualcosa che ti dà il Festival di cui senti la mancanza durante l’anno?

Francesco Arcigni: Il festival mi fa sentire utile. Sento di dare un contributo perché, rispetto alla routine di studio che ho durante l’anno caratterizzata prettamente da teoria, sto aiutando, in modo pratico, la persone a godersi il festival. 

Anna Corli: Ciò che mi sorprende ogni anno dei Busker e in particolare del lavoro che faccio all’Infopoint è la cordialità e la riconoscenza che le persone provenienti dall’estero dimostrano una volta ricevute le info sul festival.

Alessandra Pinca: Il contatto con persone di culture e paesi diversi e l’ambiente sereno ma serio dell’infopoint nel quale poi nascono anche belle amicizie.

Matteo Misurati: Direi il senso di vita comunitaria.

Francesco Piccioli: La città che prende vita poiché l’unione di elementi quali lo scambio interculturale, la sensazione di novità/diversità che ogni anno porta con sé e gli artisti che con la loro carica e simpatia ti influenzano positivamente è qualcosa che nessun’altra città  riesce ad eguagliare.

Tra le disparate situazioni in cui vi siete potuti ritrovare durante i vostri turni all’Infopoint, ne avete una in particolare che vi rimarrà impressa di questa 30a edizione?

Francesco Arcigni: L’entusiasmo e la gentilezza di una signora che si è presentata al point con centinaia di bustine di carte dei Pokemon che ha voluto donare all’Infopoint in modo tale da poterne regalare ai bambini che passavano a trovarci.

Anna Corli: Di questa edizione penso mi rimarrà in mente una famiglia proveniente da Monaco che per la gentilezza e disponibilità con cui ho spiegato loro in inglese come funzionava il festival ha voluto comprare una guida sebbene fosse solo in italiano.

Alessandra Pinca: Un momento di pausa dal lavoro in cui ho insegnato e eseguito insieme a 3 ragazze francesi  Cup Song di Pitch Perfect.

Matteo Misurati: Il busker Deaf perché ritengo sia una bellissima iniziativa che arricchisce sia le interazioni con il pubblico del festival che con l’infopoint.

Francesco Piccioli: Il gruppo invitato degli Zap perché una volta sono venuti in castello a chiederci dei bicchieri del festival e, dato che glieli ho regalati, la band in cambio mi ha dato il suo cd gratis.

Mi descrivereste il festival, a vostro piacimento, con un insieme di parole, una citazione, un film, un libro, una canzone o buskers ecc.?

Francesco Arcigni: Il sabato del Villaggio di Leopardi.

Anna Corli: Calore, Multiculuralità, Scambio e Colori.

Alessandra Pinca: La musica come stile di vita

Matteo Misurati: Matiusha.

Francesco Piccioli: I Gadget che puoi scegliere sono il portachiavi, il portamonete, il coprisella, l’eco-agendina, i giochi magnetici e delle fantastiche borse. A parte gli scherzi per me Buskers è prima di tutto essere parte di qualcosa.

Infine una domanda solo per Francesco Piccioli proprio perché da quest’anno è entrato a far parte attiva dell’organizzazione del Festival oltre ad essere capo dell’Infopoint.

Come è stato quest’anno passare da essere solo staff ad essere anche nella parte organizzativa del Festival?

Francesco Piccioli: Non è stato per niente scontato e immediato però ne sono rimasto soddisfatto nonostante la molteplicità di situazioni nuove con cui mi sono dovuto confrontare. Inoltre, mi ha fatto molto piacere perché dopo essere stato 6 anni all’Infopoint evidentemente si è visto il mio impegno e serietà e per questo mi è stata data fiducia.

Come si può notare dalla varietà delle risposte, il festival tocca in modi diversi le persone e specialmente i ragazzi dello Staff regalando genuini momenti di felicità che spesso non si ripetono durante l’anno.

E anche io devo dire che grazie all’Infopoint avrò numerosi ricordi molto spesso collegati ad atti di riconoscenza. Potrei menzionare: il bacio di una ragazza ricevuto grazie alla gentilezza dimostrata; i complimenti che ho ricevuto da un signore romano per avergli spiegato in breve tempo la storia del castello estense; l’aver assistito ad una strabiliante scena in cui Matteo, senza che nemmeno lo volesse, è riuscito a strappare un numero ad una ragazza solamente per essere stato molto disponibile; gli Zap che mi hanno fatto uno sconto sul loro cd esclusivamente per avergli fatto i complimenti; l’aver rivisto spettatori ormai immancabili del festival; e infine un signore che aveva chiamato il numero dell’Infopoint che mi ha chiesto di fare lo spelling di MOF.

Oltre a questo però, c’è un particolare non trascurabile che trasmette il festival e che a me manca molto durante l’anno. E questo particolare è racchiuso in questa semplice frase di un celebre brano degli Oasis:” I’m free to be Whatever I / Whatever I Choose/ And I’ll sing the blues if I Want”.

La citazione si spiega da sola ma voglio comunque giustificarla.

Il festival, a mio parere, dà la possibilità una volta all’anno di poter essere sé stessi senza essere giudicati e riesce, in qualche modo, a smussare anche gli angoli più appuntiti della forma mentis ferrarese che risulta spesso intimorita da ciò che è estraneo risultando poco aperta.

Ed è grazie a questa riscoperta di sé stessi che si è tutti più umani e gentili gli uni nei confronti degli altri.

Vorrei, come ultimo punto, ricollegarmi al precedente articolo sui Busker del nostro Communication Manager Simone Guidi (in arte SimoDrive) e lo vorrei fare rispondendo alla mia terza domanda.

Se dovessi descrivere il Festival, lo raffigurerei come “How Soon Is Now?” degli Smiths, canzone simbolo degli anni ‘80 dal cui testo sono derivate una serie interminabili di interpretazioni.

Una di queste riguarda l’ansietà e il rifiuto sociale di un individuo che non sembrano finire mai. In particolare Morissey chiede: “ When You say It’s gonna happen now/ Well When Exactly do you Mean?” riferendosi al momento in cui verrà amato.

Quel momento, a mio parere, è il Buskers Festival perché non solo ci si chiede tutto l’anno quando arriverà ma anche perché, parlando da musicista e ricollegandomi a Simone, è uno di quei pochi momenti in cui la musica riprende il suo spazio, riconsegna dignità ai musicisti e regala meraviglie come quei tanti bambini che ho visto ballare a modo loro a ritmo di musica.

Vittorio Formignani

 

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