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Raffaele Cirillo

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Noel Gallagher Agli I-Days: Quando La Musica È Solo Questione Di Musica

Noel Gallagher Agli I-Days: Quando La Musica È Solo Questione Di Musica

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Il 23 Giugno abbiamo partecipato ad una data degli I(Indipendent)-Days che quest’anno si sono svolti presso l’area EXPO a Milano.
Il motivo che ci ha spinto a percorrere i circa 300 km è stato che nella serata di sabato si sarebbe esibito come headliner l’intramontabile Noel Gallagher con i suoi High Flying Birds.
La giornata prevedeva anche le esibizioni di Joan Thiele, Isaac Gracie, Ride, Placebo e Paul Kalkbrenner.
Una palinsesto che già si presenta incoerente e quasi più basato sull’esibizione dei Placebo cosa che ci è parsa chiara quando Isaac Gracie ha fatto i suoi ringraziamenti.
Oltre alla carica nel vedere finalmente il nostro idolo, siamo partiti con l’intenzione di guardarci intorno cercando di capire che tipo di pubblico potesse partecipare ad un evento costruito in questo modo e la risposta degli artisti che si sono succeduti, da quelli emergenti ai mostri da palcoscenico, un’opportunità per avere una visione a 360°.

Arrivati in mattinata ai cancelli il primo impatto che abbiamo avuto è stato abbastanza destabilizzante. Ci aspettavamo di essere circondati da fan degli Oasis mentre siamo stati “accerchiati” da fan sfegatati dei Placebo con immancabili abiti neri come la pece, smalto scuro sulle unghie e eye-liner. L’unico che si distingue è un simpatico omone con la maglietta “Who The Fuck Is Liam Gallagher?” che ci faceva presumere fosse lì per Noel.
La prima domanda che ci siamo posti è stata come si sarebbero potuti conciliare questo tipo di pubblico e i concerti in programma. Risposta a questa domanda è stata la fuga dei fan dei Placebo prima dell’esibizione del maggiore dei fratelli Gallagher.

Una delle cose che più ci interessava osservare era come i vari artisti si sarebbero approcciati al palco davanti a un pubblico decisamente variegato.
Nota di merito va ad Isaac Gracie che, a soli 23 anni, ha tenuto il palco come un professionista a tratti menefreghista e senza troppi fronzoli riuscendo ad essere efficace e sincero in ogni momento. Un artista modesto che era su quel palco solo per far ascoltare la sua musica.
Diversamente possiamo dire dei Placebo e di Noel Gallagher che suscitano inevitabilmente delle aspettative nel pubblico che pretende siano soddisfatte.
Ed è in questo che abbiamo notato le più grandi differenze.
L’esibizione dei Placebo è stata un revival degli anni ’90 nel quale gli stereotipi della rockstar egocentrica ed eccessivamente teatrale anche quando non necessario sono stati ostentati senza troppa vergogna dando in pasto al pubblico lo show che cercava rivolto più all’idolatria dell’idolo che alle canzoni stesse.
Quindi, una band alla ricerca della soddisfazione dell’ego nel pubblico che ha risposto secondo le aspettative come capita spesso nei grandi concerti.
Siamo di parte, aderenti al Team Noel, ma un discorso diverso possiamo farlo per la sua esibizione, motivo per cui stiamo scrivendo questo articolo che non vuole essere un’apologia a Noel Gallagher, ma solo considerazioni su questo tipo di eventi.

Dopo l’esodo dei fan dei Placebo, il pit si è riempito di fan (sfegatati) degli Oasis, evento comprensibile ad un concerto di Liam ma quasi fuori luogo ad un concerto di Noel che negli anni è maturato cercando un percorso musicale alternativo e libero dal sound degli Oasis. Questo evidenzia la volontà del pubblico di vivere nel passato piuttosto che nel presente.
Forti della nostra idea di Noel, forgiata da mille interviste e dichiarazioni viste in questo periodo (che spesso fanno odiare il personaggio), volevamo vedere dal vivo l’atteggiamento di questo che si è rivelato essere un artista più grande di quello che è.
Atteggiamento modesto e rock’n’roll: sale sul palco insieme a tutti i membri della band, prende la chitarra è parte a suonare il primo pezzo della scaletta. Un concerto che ha seguito sempre questa linea con Noel che si defilava al momento giusto per valorizzare i membri della band senza per forza stare in prima linea.
La risposta del pubblico è stata quella che ci aspettavamo. Dopo i primi pezzi contenuti nel nuovo album, l’atmosfera era sì di festa, ma si vedeva nei volti che ci circondavano il disinteresse nei confronti di quello che accadeva in attesa di cantare “Don’t Look Back In Anger”.

Momento che, quando è arrivato, ha prodotto euforia nel pubblico che ha subito sfoderato gli smartphone che ancora di più gli hanno permesso di non vivere il momento di fronte ad un Noel visibilmente annoiato dall’esecuzione del brano.
Può ridursi un concerto suonato magistralmente in modo impeccabile da parte di tutti gli High Flying Byrds ad una sola canzone?
Se non riesce Noel Gallagher a farsi ascoltare, intrappolato nel suo stesso personaggio che il pubblico ha creato, come posso riuscirci io che suono le mie canzoni?
Perciò tra figurine sul palco e davanti, brutte copie di mode ormai morte, i grandi concerti risultano essere in piena linea con chi ne acquista il biglietto, impreparati e riluttanti al nuovo ferocemente intenti a difendere il passato e i capricci di un pubblico non più recettivo.
Inaspettata è stata la risposta di Noel che ha fatto un vero concerto rock senza stereotipi e senza eccessi fatto solo di musica e il piacere di suonare non avendo più niente da dimostrare. Come ha detto lui: ”Il rock’n’roll è un altra cosa” non mero esibizionismo.

Noel Gallagher, una delle ultime vere e proprie rockstar, pur non avendo più nulla da dimostrare ha però manifestato cosa vuol dire essere un artista, schierandosi con quella sempre più rara cerchia di musicisti che scrive musica per il bisogno fisico di farlo cercando di esplorare orizzonti sempre diversi, abbandonando un glorioso passato…cosa tanto difficile al fratellino Liam.
Uno dei grandi che è cresciuto nel momento in cui la musica contava ancora qualcosa nel cuore delle persone e che urlava a gran voce cosa vuol dire vivere i propri sogni e arrivarci con dedizione.

 

Raffaele Cirillo, Vittorio Formignani

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